
L’ultimo rapporto quindicinale del Ministero dell’Interno spagnolo offre un quadro migratorio contrastante: gli arrivi irregolari via mare in Spagna sono diminuiti del 43% su base annua, attestandosi a 7.923 al 30 aprile, ma gli attraversamenti via terra verso le enclave nordafricane di Ceuta e Melilla sono esplosi. Secondo i dati pubblicati da Europa Press il 4 maggio, nei primi quattro mesi del 2026 sono entrati nelle due città 2.164 migranti, un aumento del 300% rispetto allo stesso periodo del 2025. Questo picco coincide con un miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Madrid e Rabat e con un rafforzamento dei pattugliamenti marittimi intorno alle Isole Canarie, spingendo le reti di contrabbando a tornare alle recinzioni di filo spinato al confine marocchino. La maggior parte degli arrivi è costituita da giovani uomini provenienti da Sudan, Ciad e Siria, che pagano fino a 3.000 euro per documenti di viaggio falsificati e affrontano una pericolosa corsa notturna attraverso le fogne sotto i muri di confine. Per i team di mobilità globale questo aumento è rilevante per due motivi. Primo, mette sotto pressione gli uffici asilo spagnoli, già impegnati a gestire mezzo milione di domande di regolarizzazione interna. I tempi di elaborazione per permessi di lavoro e numeri NIE a Ceuta, Melilla e negli uffici di terraferma potrebbero allungarsi. Secondo, i viaggiatori d’affari diretti alle enclave — spesso dirigenti che supervisionano corridoi logistici o la zona franca automobilistica — devono affrontare chiusure intermittenti delle frontiere quando la polizia riassegna il personale per gestire gli attraversamenti di massa. I manager dovrebbero prevedere tempi supplementari per le formalità d’ingresso e monitorare gli avvisi della Delegación del Gobierno. Madrid ha risposto inviando 200 agenti aggiuntivi della Guardia Civil e accelerando l’installazione di torri di sorveglianza intelligenti collegate a Frontex. A lungo termine, le autorità suggeriscono che il Patto su Migrazione e Asilo permetterà alla Spagna di richiedere ricollocamenti di solidarietà d’emergenza da altri Stati UE, alleviando la pressione sulle strutture di accoglienza di Ceuta e Melilla.
Fonte: Europa Press