
Un documento riservato ottenuto da The Guardian rivela che la Coalizione federale australiana sta valutando un drastico taglio alla migrazione netta annuale dall’estero, riducendo l’ingresso a una cifra compresa tra 150.000 e 200.000 persone. Si tratta di una riduzione di quasi il 50% rispetto ai 306.000 registrati nell’anno fiscale 2024-25. Il leader dell’opposizione, Angus Taylor, ha incaricato un gruppo di lavoro sulla migrazione di dettagliare come questo limite potrebbe essere raggiunto senza compromettere la crescita economica o aggravare la carenza di competenze. Tra le opzioni allo studio ci sono controlli più rigorosi sul mercato del lavoro per le sponsorizzazioni dei datori di lavoro, soglie più severe per la conoscenza della lingua inglese e una revisione del sistema a punti che favorisca i candidati provenienti da “democrazie liberali affini”. Le lobby imprenditoriali hanno reagito con cautela. L’Australian Industry Group avverte che dimezzare la migrazione potrebbe aggravare le carenze croniche nei settori dell’edilizia, della sanità e della manifattura avanzata, già sotto pressione per salari elevati e ritardi nei progetti. Gli esperti del settore abitativo, invece, sostengono che un numero inferiore di ingressi potrebbe dare modo all’offerta di recuperare, alleviando potenzialmente l’inflazione record degli affitti in Australia. Per i pianificatori della mobilità, la fuga di notizie rappresenta un indicatore chiave: se la Coalizione dovesse vincere le prossime elezioni, possibili già entro la fine del 2026, i limiti per le quote di sponsorizzazione potrebbero stringersi notevolmente. Le aziende dovrebbero quindi accelerare le procedure di nomina e, dove possibile, presentare domande di residenza permanente secondo le regole attuali. Nel breve termine, il governo Albanese difficilmente adotterà la linea dura dell’opposizione, ma si sta formando un consenso politico verso numeri complessivi più bassi. I programmi di mobilità dovrebbero pianificare scenari con assegnazioni di visti ridotte e prevedere budget di emergenza per assunzioni interne e ruoli da remoto.
Fonte: The Guardian