
Le statistiche del Home Office pubblicate sabato sera mostrano che 70 persone su un unico gommone hanno portato il numero totale di arrivi irregolari attraverso la Manica dal 2018 a 200.013. Questo traguardo inquietante è stato confermato da diversi media nella mattinata di domenica 10 maggio 2026, riaccendendo il dibattito sulla promessa del Primo Ministro Keir Starmer di “sgominare le bande” che facilitano questi attraversamenti.
Nonostante gli arrivi nel 2026 siano finora inferiori del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il superamento della soglia dei 200.000 è un dato politicamente esplosivo. Le imprese che dipendono da canali migratori prevedibili temono un ulteriore irrigidimento delle politiche: la ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha già ipotizzato tagli ai sussidi per i richiedenti asilo e una rapida espulsione per chi vede respinta la domanda. I datori di lavoro avvertono che un linguaggio troppo duro potrebbe frenare il reclutamento legittimo di lavoratori qualificati, se i processi di sponsorizzazione dovessero risentirne come danno collaterale.
I dati mostrano inoltre che le imbarcazioni sono sempre più affollate: una media di 62 persone per barca nel 2025, contro appena 7 nel 2018, a indicare che le reti di contrabbando organizzate stanno affinando la loro logistica nonostante le pattuglie congiunte UK-Francia finanziate dall’accordo triennale da 662 milioni di sterline di Westminster con Parigi.
Il rischio per chi tenta la traversata resta elevatissimo: dal 2018 sono stati registrati 162 decessi, di cui 24 solo lo scorso anno e 6 finora nel 2026.
Dal punto di vista della mobilità globale, i datori di lavoro devono prepararsi a possibili cambi normativi rapidi. Le misure “tampone” adottate in passato hanno incluso modifiche improvvise ai controlli sul diritto al lavoro e agli obblighi di segnalazione per i datori di lavoro sponsor. I team di mobilità sono invitati a monitorare attentamente gli annunci del Home Office nella prossima settimana e a informare il personale in percorsi di asilo o umanitari sui potenziali cambiamenti di policy.
Nonostante gli arrivi nel 2026 siano finora inferiori del 36% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, il superamento della soglia dei 200.000 è un dato politicamente esplosivo. Le imprese che dipendono da canali migratori prevedibili temono un ulteriore irrigidimento delle politiche: la ministra dell’Interno Shabana Mahmood ha già ipotizzato tagli ai sussidi per i richiedenti asilo e una rapida espulsione per chi vede respinta la domanda. I datori di lavoro avvertono che un linguaggio troppo duro potrebbe frenare il reclutamento legittimo di lavoratori qualificati, se i processi di sponsorizzazione dovessero risentirne come danno collaterale.
I dati mostrano inoltre che le imbarcazioni sono sempre più affollate: una media di 62 persone per barca nel 2025, contro appena 7 nel 2018, a indicare che le reti di contrabbando organizzate stanno affinando la loro logistica nonostante le pattuglie congiunte UK-Francia finanziate dall’accordo triennale da 662 milioni di sterline di Westminster con Parigi.
Il rischio per chi tenta la traversata resta elevatissimo: dal 2018 sono stati registrati 162 decessi, di cui 24 solo lo scorso anno e 6 finora nel 2026.
Dal punto di vista della mobilità globale, i datori di lavoro devono prepararsi a possibili cambi normativi rapidi. Le misure “tampone” adottate in passato hanno incluso modifiche improvvise ai controlli sul diritto al lavoro e agli obblighi di segnalazione per i datori di lavoro sponsor. I team di mobilità sono invitati a monitorare attentamente gli annunci del Home Office nella prossima settimana e a informare il personale in percorsi di asilo o umanitari sui potenziali cambiamenti di policy.
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