
I colloqui trilaterali a Bruxelles del 21 maggio 2026 sono naufragati senza un accordo sul nuovo «regolamento rimpatri» dell’UE, lasciando gli Stati membri e il Parlamento europeo divisi su quando e con quale severità applicare regole più rigide per le espulsioni. I negoziatori avevano accettato provvisoriamente misure controverse come limiti di detenzione di due anni, divieti di reingresso più lunghi e la creazione di centri di espulsione in Paesi «partner» extra-UE. Il nodo principale è il timing: il Parlamento vuole un’applicazione immediata, mentre diverse capitali, tra cui Bruxelles, insistono per una fase di transizione di due anni per adeguare i sistemi amministrativi. Dal punto di vista belga, il regolamento è cruciale perché Bruxelles ospiterebbe sia il centro di coordinamento per i «return hubs» sia la piattaforma di condivisione dati che supporta l’applicazione transfrontaliera. I funzionari del ministero dell’Interno avvertono che un cambio repentino potrebbe sovraccaricare l’Ufficio Stranieri e le unità di polizia già sotto pressione per carenze di capacità. I deputati belgi sono divisi: la membro del PPE Cindy Fransen definisce i ritardi «ingiustificabili», mentre la verde Mélissa Camara critica il testo come «disumano». I responsabili della mobilità lavorativa dovrebbero seguire da vicino la questione. Se adottato, il regolamento allargherà le motivazioni per cui i viaggiatori d’affari in eccesso di soggiorno o i trasferiti intra-UE da Paesi terzi potranno essere trattenuti ed espulsi. I datori di lavoro che sponsorizzano personale extra-UE potrebbero dover rispettare obblighi più severi di prova del rimpatrio e subire ispezioni sul posto di lavoro più invasive per individuare eventuali latitanti. I negoziati riprenderanno il 1° giugno, ma gli osservatori dubitano di un’intesa prima dell’entrata in vigore del più ampio Patto UE su Migrazione e Asilo a metà giugno. Eventuali ritardi potrebbero spostare l’adozione finale alla presidenza belga del Consiglio UE nel 2026, politicizzando ulteriormente la questione sul territorio nazionale.
Fonte: Euronews
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