
La Corte Suprema di Spagna ha sancito una vittoria decisiva per la riforma migratoria di punta del governo, respingendo la richiesta di sospendere il programma straordinario di regolarizzazione che mira a concedere lo status legale — e l’accesso al mercato del lavoro — a circa mezzo milione di migranti irregolari già presenti nel paese. Durante un’udienza affollata il 22 maggio, la Sezione Amministrativa della Corte Suprema ha rigettato le petizioni del governo regionale di Madrid, del partito di estrema destra Vox e di diverse associazioni conservatrici che chiedevano la sospensione del decreto in attesa dell’esame dei loro ricorsi. Dopo tre ore di dibattito, la giuria composta da sette giudici ha stabilito che i ricorrenti non hanno dimostrato alcun danno immediato e irreparabile ai servizi pubblici o alle liste elettorali che giustifichi il congelamento del programma. La decisione consente quindi di continuare a processare le domande, che stanno arrivando a migliaia da quando il decreto è entrato in vigore ad aprile; secondo i dati governativi, oltre 550.000 persone hanno già presentato richiesta. Per le imprese, la sentenza elimina un’incertezza che gravava sull’accesso a lavoratori indispensabili nei settori dell’edilizia, del turismo, della logistica e dell’assistenza agli anziani. Le federazioni datoriali avevano avvertito che una sospensione avrebbe aggravato la carenza di manodopera in vista della stagione estiva e rallentato la crescita spagnola, superiore alla media UE. Al contrario, i critici come la Comunità di Madrid sostenevano che un’amnistia avrebbe sovraccaricato i servizi sanitari e scolastici — accuse che la Corte ha definito speculative. Il Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e della Migrazione ha salutato il verdetto come “giustizia contro la demagogia.” La ministra Elma Saiz ha sottolineato che il programma è rivolto a persone già residenti in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e in grado di dimostrare almeno cinque mesi di permanenza. I richiedenti ammessi ricevono un permesso di lavoro provvisorio di 12 mesi, che si trasforma in una carta di soggiorno biennale una volta ottenuto un impiego formale e completati i corsi base di integrazione. Studi legali che assistono clienti multinazionali definiscono la sentenza un chiarimento benvenuto. “I team HR possono ora pianificare le risorse umane contando su un flusso affidabile di talenti appena regolarizzati,” osserva Ana García, socia dello studio specializzato in immigrazione LexGlobal con sede a Madrid. Avverte però che le aziende devono essere pronte a documentare contratti, iscrizione alla sicurezza sociale e formazione sulla sicurezza sul lavoro per convertire i permessi. Le società di consulenza raccomandano inoltre di rivedere le politiche su lavoratori distaccati e cittadini di paesi terzi distaccati, poiché il decreto vieta esplicitamente accordi di somministrazione o intermediazione di manodopera. Sul piano politico, lo scontro è tutt’altro che concluso. Vox e il governo regionale di Madrid proseguiranno con i ricorsi sostanziali, un iter che potrebbe durare un anno. Ma per i migranti in fila ogni giorno davanti agli uffici dell’extranjería — e per le aziende che vogliono assumerli legalmente — il 22 maggio ha segnato una svolta: la campagna di regolarizzazione in Spagna è viva e procede spedita.
Fonte: El País
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