
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno emesso un Avviso Sanitario Congiunto il 23 maggio, imponendo nuove restrizioni d’ingresso a chiunque — inclusi cittadini statunitensi e residenti permanenti — sia stato nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), in Uganda o nel Sud Sudan nei 21 giorni precedenti l’arrivo. Da subito, tali passeggeri potranno entrare negli Stati Uniti solo attraverso tre aeroporti dotati di controlli potenziati per l’Ebola: Washington Dulles (IAD) per i voli dopo le 23:59 ET del 21 maggio, Atlanta Hartsfield-Jackson (ATL) dopo le 23:59 ET del 22 maggio, e Houston George Bush Intercontinental (IAH) dopo le 23:59 CT del 26 maggio. Gli agenti della Customs and Border Protection, in collaborazione con il personale medico dei CDC, effettueranno controlli della temperatura, questionari sanitari e, se necessario, isolamento per i viaggiatori sintomatici. Le compagnie aeree sono state istruite a dirottare i passeggeri interessati, e l’avviso segnala possibili cancellazioni di voli o modifiche dell’ultimo minuto agli orari. La misura segue la dichiarazione del 22 maggio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha definito l’epidemia di Ebola nell’est della RDC un rischio nazionale “molto alto”. Sebbene negli Stati Uniti non siano stati rilevati casi di Ebola, le autorità sottolineano che le restrizioni sono una precauzione per prevenire l’importazione del virus durante la stagione estiva, particolarmente intensa per i viaggi. Le multinazionali con attività in Africa centrale e orientale devono ora aggiornare i protocolli di viaggio, assicurandosi che i dipendenti in trasferta e i viaggiatori d’affari pianifichino scali solo negli aeroporti designati e prevedano tempi di transito maggiori negli itinerari. I datori di lavoro dovrebbero inoltre verificare che le polizze assicurative di viaggio coprano l’evacuazione medica in caso di esposizione e ricordare al personale di iscriversi al sistema di allerta STEP del Dipartimento di Stato. Per i responsabili della mobilità globale, questa decisione riporta alla mente l’era COVID-19, quando i corridoi d’ingresso specifici per paese avevano creato notevoli difficoltà logistiche. I dipendenti che transitassero involontariamente da un aeroporto statunitense non designato potrebbero vedersi negare l’imbarco alla partenza o dover riprenotare a proprie spese. Le aziende sono invitate a fornire indicazioni chiare, mantenere dashboard di monitoraggio dei viaggiatori e coordinarsi con le agenzie di gestione viaggi per segnalare le prenotazioni provenienti dai tre paesi interessati. Gli esperti di sanità pubblica affermano che l’approccio limitato, basato su specifici aeroporti, è meno impattante rispetto a divieti di viaggio generalizzati, ma sottolineano che i controlli devono essere accompagnati da un efficace tracciamento dei contatti per risultare efficaci. I CDC non hanno indicato per quanto tempo resteranno in vigore queste misure; gli aggiornamenti dipenderanno dall’evoluzione dell’epidemia di Ebola in Africa.
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