
Un numero crescente di paesi sta correndo per attrarre l’ampia platea di professionisti IT e imprenditori freelance indiani attraverso specifici visti per nomadi digitali (DNV). Un riepilogo lampo pubblicato dal portale di settore Goodreturns (29 maggio) evidenzia Portogallo, Spagna, Thailandia e Indonesia come le quattro opzioni più accessibili nel 2026, ciascuna con vantaggi fiscali e di reddito distinti.
Il Portogallo guida in Europa, permettendo ai lavoratori remoti indiani con un reddito mensile di 3.280 € di ottenere un permesso di soggiorno biennale che funge anche da pass multi-ingresso per l’area Schengen. La Spagna propone un permesso concorrente con una soglia più bassa di 2.650 € e uno status triennale rinnovabile fino a cinque anni. Entrambi i programmi consentono di portare familiari a carico e di beneficiare di regimi fiscali favorevoli, come il regime “non abituale” o quello in stile Beckham, se strutturati correttamente.
In Asia, il nuovo visto quinquennale “Destination Thailand Visa” richiede un deposito di 500.000 THB (circa 11 lakh ₹) ma non necessita di sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro, risultando particolarmente interessante per i fondatori di startup che fatturano clienti a livello globale. L’Indonesia, con il suo visto “seconda casa” per Bali, ha fissato una soglia di reddito annuo di 60.000 $, più alta rispetto alla Thailandia ma ancora accessibile per i senior contractor indiani pagati in dollari.
Per le aziende, questa tendenza apre nuove prospettive nella pianificazione della mobilità globale. I team HR possono ora formalizzare politiche di “lavoro da qualsiasi luogo” senza rischiare violazioni di impiego illegale. Tuttavia, i responsabili della mobilità devono monitorare le soglie di residenza fiscale: trascorrere oltre 182 giorni all’estero può interrompere gli obblighi fiscali in India, ma i trattati contro la doppia imposizione spesso richiedono procedure anticipate. Anche la copertura sanitaria e le opzioni di esclusione dalla sicurezza sociale variano notevolmente da paese a paese.
Azioni consigliate: verificare le richieste di lavoro remoto dei dipendenti, mappare costi di visto e fiscalità, integrare protocolli di cybersecurity per il personale che si collega da più giurisdizioni. Considerando la crescente competizione per i talenti digitali, chi si muove per primo potrebbe assicurarsi le ambite quote di residenza prima che i limiti annuali dei programmi vengano raggiunti.
Il Portogallo guida in Europa, permettendo ai lavoratori remoti indiani con un reddito mensile di 3.280 € di ottenere un permesso di soggiorno biennale che funge anche da pass multi-ingresso per l’area Schengen. La Spagna propone un permesso concorrente con una soglia più bassa di 2.650 € e uno status triennale rinnovabile fino a cinque anni. Entrambi i programmi consentono di portare familiari a carico e di beneficiare di regimi fiscali favorevoli, come il regime “non abituale” o quello in stile Beckham, se strutturati correttamente.
In Asia, il nuovo visto quinquennale “Destination Thailand Visa” richiede un deposito di 500.000 THB (circa 11 lakh ₹) ma non necessita di sponsorizzazione da parte di un datore di lavoro, risultando particolarmente interessante per i fondatori di startup che fatturano clienti a livello globale. L’Indonesia, con il suo visto “seconda casa” per Bali, ha fissato una soglia di reddito annuo di 60.000 $, più alta rispetto alla Thailandia ma ancora accessibile per i senior contractor indiani pagati in dollari.
Per le aziende, questa tendenza apre nuove prospettive nella pianificazione della mobilità globale. I team HR possono ora formalizzare politiche di “lavoro da qualsiasi luogo” senza rischiare violazioni di impiego illegale. Tuttavia, i responsabili della mobilità devono monitorare le soglie di residenza fiscale: trascorrere oltre 182 giorni all’estero può interrompere gli obblighi fiscali in India, ma i trattati contro la doppia imposizione spesso richiedono procedure anticipate. Anche la copertura sanitaria e le opzioni di esclusione dalla sicurezza sociale variano notevolmente da paese a paese.
Azioni consigliate: verificare le richieste di lavoro remoto dei dipendenti, mappare costi di visto e fiscalità, integrare protocolli di cybersecurity per il personale che si collega da più giurisdizioni. Considerando la crescente competizione per i talenti digitali, chi si muove per primo potrebbe assicurarsi le ambite quote di residenza prima che i limiti annuali dei programmi vengano raggiunti.
Fonte: Goodreturns
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