
Durante una cerimonia per celebrare i 75 anni della Polizia Federale a Potsdam, il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt ha riconosciuto che la reintroduzione, avvenuta un anno fa, dei controlli alle frontiere Schengen in Germania ha imposto un “enorme carico operativo” agli agenti. Il ministro ha elogiato la resilienza delle forze dell’ordine, ma ha ribadito che i controlli “non possono diventare permanenti”.
La Germania ha reintrodotto i controlli fissi a tutte le frontiere terrestri nel settembre 2024, citando il traffico di migranti; da allora sono stati rinnovati tre volte, l’ultima fino al 15 settembre 2026. La Commissione UE ha più volte avvertito Berlino che tali misure sono sproporzionate ora che è in vigore il patto GEAS.
Dobrindt ha lasciato intendere che il governo potrebbe firmare entro fine anno accordi bilaterali per ‘centri di rimpatrio’ con i paesi vicini, permettendo così una graduale eliminazione dei controlli. Per i pendolari transfrontalieri – circa 110.000 persone che vivono in Polonia, Repubblica Ceca, Francia o Benelux e lavorano in Germania – queste parole rappresentano il segnale più chiaro finora che un sollievo potrebbe arrivare prima del picco natalizio.
Le associazioni di logistica, tuttavia, avvertono che carenze di personale e problemi iniziali con Eurodac potrebbero costringere a un’ulteriore proroga. Le aziende dovrebbero continuare a fornire ai dipendenti la prova dell’impiego e valutare orari di lavoro flessibili durante il picco estivo, mentre i responsabili delle risorse umane possono pianificare con cautela un ritorno ai passaggi senza passaporto nel quarto trimestre del 2026.
La Germania ha reintrodotto i controlli fissi a tutte le frontiere terrestri nel settembre 2024, citando il traffico di migranti; da allora sono stati rinnovati tre volte, l’ultima fino al 15 settembre 2026. La Commissione UE ha più volte avvertito Berlino che tali misure sono sproporzionate ora che è in vigore il patto GEAS.
Dobrindt ha lasciato intendere che il governo potrebbe firmare entro fine anno accordi bilaterali per ‘centri di rimpatrio’ con i paesi vicini, permettendo così una graduale eliminazione dei controlli. Per i pendolari transfrontalieri – circa 110.000 persone che vivono in Polonia, Repubblica Ceca, Francia o Benelux e lavorano in Germania – queste parole rappresentano il segnale più chiaro finora che un sollievo potrebbe arrivare prima del picco natalizio.
Le associazioni di logistica, tuttavia, avvertono che carenze di personale e problemi iniziali con Eurodac potrebbero costringere a un’ulteriore proroga. Le aziende dovrebbero continuare a fornire ai dipendenti la prova dell’impiego e valutare orari di lavoro flessibili durante il picco estivo, mentre i responsabili delle risorse umane possono pianificare con cautela un ritorno ai passaggi senza passaporto nel quarto trimestre del 2026.
Fonte: DIE ZEIT