
A sole 11 ore dall’avvio della nuova architettura europea per l’asilo, il database centrale Eurodac ha subito un blackout a livello continentale, costringendo le autorità tedesche a tornare per diverse ore alle schede cartacee per le impronte digitali. Eurodac contiene i dati biometrici fondamentali per il nuovo sistema di controllo alle frontiere e per stabilire quale Stato membro è responsabile di una richiesta di asilo. Il malfunzionamento è stato segnalato per primo dal Servizio Immigrazione olandese; l’Ufficio federale tedesco per la tecnologia dell’informazione e la sicurezza (BSI) ha poi confermato che le registrazioni dai posti di frontiera e dai nuovi centri aeroportuali tedeschi erano in coda senza ricevere conferma. Sebbene la connettività sia stata ripristinata entro il primo pomeriggio, circa 1.800 prime registrazioni effettuate in Germania sono in attesa di riconciliazione manuale, ritardando il trasferimento dei richiedenti asilo e mettendo a rischio le scadenze per i rimpatri. Un portavoce del Ministero dell’Interno ha assicurato che “nessun dato è andato perso”, ma ha ammesso che il blackout “dimostra quanto fosse serrata la tempistica di implementazione”. Gli avvocati sostengono che, se il conteggio dei sette giorni per il controllo non può partire perché Eurodac non è disponibile, i richiedenti potrebbero dover essere rilasciati dai centri di detenzione, una falla che le imprese temono possa causare ondate imprevedibili di arrivi come nel 2015. Per i datori di lavoro il rischio maggiore è l’effetto a catena: se i blackout di Eurodac diventassero frequenti, la Germania potrebbe prolungare i controversi controlli interni alle frontiere oltre la scadenza attuale del 15 settembre, allungando i ritardi per i pendolari transfrontalieri e le merci just-in-time. I team per la mobilità dovrebbero monitorare gli avvisi ministeriali e conservare copie dei documenti di viaggio del personale nel caso sia necessario ripetere i controlli secondari.
Fonte: Reuters