
Nuovi dati del governo irlandese, ottenuti dal Guardian, indicano che fino a nove persone su dieci delle 18.500 che hanno richiesto protezione internazionale in Irlanda lo scorso anno sono entrate per la prima volta sull'isola attraverso l'Irlanda del Nord, per poi spostarsi verso sud. Questa rivelazione ha riacceso il dibattito su come dovrebbe essere gestita la Common Travel Area (CTA) dopo la Brexit. I ministri britannici affermano che la Border Force ha intercettato oltre 900 irregolari che sfruttavano il confine aperto negli ultimi 12 mesi, mentre le autorità giudiziarie irlandesi ammettono che l'assenza di controlli passaporti di routine rende impossibile avere dati precisi. La questione ha assunto maggiore urgenza dopo un'aggressione con coltello a Belfast questa settimana, che ha scatenato notti di disordini e ha evidenziato la percezione che la CTA sia una "porta secondaria" per entrare nel Regno Unito. Dublino e Londra stanno ora lavorando per rilanciare un accordo sui rimpatri post-Brexit, bloccato a causa di sfide legali. Il Segretario per l'Irlanda del Nord, Hilary Benn, e il Ministro della Giustizia irlandese, Jim O’Callaghan, hanno tenuto colloqui giovedì per coordinare l'applicazione delle norme e rassicurare le comunità. Per le aziende che operano catene di approvvigionamento a livello dell'intera isola o che spostano personale tra Belfast e Dublino, un eventuale inasprimento dei controlli nella CTA potrebbe comportare nuove richieste di documentazione o ritardi. Le imprese dovrebbero verificare i modelli di viaggio dei dipendenti, assicurarsi che i cittadini UE/UK abbiano documenti validi e prepararsi a possibili controlli passaporti a cura dei vettori su autobus e traghetti transfrontalieri.
Fonte: The Guardian
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