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Angela Rayner condanna il piano di prolungare l'attesa per la regolarizzazione dei lavoratori migranti nel settore assistenziale

giu 13, 2026
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Angela Rayner condanna il piano di prolungare l'attesa per la regolarizzazione dei lavoratori migranti nel settore assistenziale
La proposta del governo di estendere il periodo necessario per ottenere il permesso di soggiorno permanente (ILR) da cinque a quindici anni per gli operatori socio-sanitari stranieri sta suscitando forti critiche trasversali nel panorama politico. Intervistata dalla BBC il 12 giugno 2026, l’ex vice primo ministro Angela Rayner ha definito l’idea “anti-britannica” e ha avvertito che peggiorerebbe la carenza di personale in un settore dell’assistenza sociale già sotto pressione.

Secondo la modifica ipotizzata — emersa in un recente documento del Home Office sull’immigrazione post-Brexit — i 102.000 operatori arrivati con il visto Health & Care Worker lo scorso anno trascorrerebbero la maggior parte della loro carriera con uno status temporaneo prima di poter ottenere la residenza permanente. I datori di lavoro sostengono che ciò renderebbe il reclutamento drasticamente più difficile, proprio mentre le posizioni vacanti si avvicinano a quota 150.000.

Angela Rayner condanna il piano di prolungare l'attesa per la regolarizzazione dei lavoratori migranti nel settore assistenziale


Rayner ha sottolineato che la maggior parte degli operatori guadagna ben al di sotto della soglia salariale di 29.000 sterline prevista per la categoria Skilled Worker e quindi fa affidamento su una stabilità a lungo termine per rendere sostenibile il trasferimento. Organizzazioni di settore come Care England e il National Care Forum sostengono che un percorso di 15 anni per la residenza spingerebbe i lavoratori verso mercati concorrenti come Canada e Australia, che offrono la residenza entro quattro o cinque anni. Avvertono inoltre che legare il personale ai datori di lavoro per periodi più lunghi aumenta il rischio di sfruttamento e contraddice l’obiettivo dichiarato del governo di professionalizzare il settore dell’assistenza.

Da una prospettiva di mobilità globale, la politica potrebbe ridurre l’attrattività del Regno Unito come destinazione per talenti sanitari essenziali. Gli operatori multinazionali che gestiscono case di cura nel Regno Unito dipendono fortemente dal reclutamento da paesi terzi e hanno sollecitato i ministri ad allineare le regole per la residenza agli standard dell’International Recruitment Organisation (IRO) adottati in altri paesi OCSE.

Se la proposta dovesse andare avanti, le aziende dovranno prevedere un aumento del turnover, costi maggiori per la sponsorizzazione dei visti e un rinnovato focus su incentivi alla retention come il supporto abitativo e percorsi di carriera accelerati. I funzionari assicurano che non è stata presa alcuna decisione definitiva, ma è prevista una consultazione prima della pausa estiva del Parlamento. Le imprese dovrebbero quindi utilizzare le prossime settimane per quantificare l’impatto economico potenziale e preparare contributi basati su dati concreti.
Fonte: Care Home Professional

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