
Pochi minuti dopo l’entrata in vigore del Patto UE sulla Migrazione, il Ministero dell’Interno e dell’Amministrazione polacco (MSWiA) ha diffuso un comunicato netto: «La Polonia non accetterà migranti da altri Stati né sosterrà costi legati al ricollocamento». Il messaggio, pubblicato tramite il servizio PAP MediaRoom, ribadisce la linea rossa del governo, secondo cui il ricollocamento obbligatorio rappresenta una minaccia per la sicurezza nazionale. Il comunicato riassume due anni di trattative riservate guidate dai ministri Marcin Kierwiński e Tomasz Siemoniak, che hanno ottenuto una formulazione legale che esclude la Polonia sia dalla distribuzione dei migranti sia dalla sanzione di 20.000 euro. Contemporaneamente, la Polonia si è impegnata a implementare i capitoli del patto riguardanti la tecnologia alle frontiere esterne, la condivisione dei dati e i rimpatri accelerati, ambiti considerati fondamentali per rafforzare la sicurezza e contrastare il contrabbando lungo il confine con la Bielorussia. Per i responsabili della mobilità internazionale, il comunicato chiarisce che nel 2026/27 non sarà previsto alcun trasferimento improvviso di richiedenti asilo in Polonia, alleviando così la pressione sui budget aziendali per l’alloggio a Varsavia, Cracovia e Breslavia. Tuttavia, segnala anche che le aziende devono aspettarsi controlli d’identità più rigorosi nel trasferimento di personale non UE attraverso le frontiere Schengen verso la Polonia, paese che sta investendo in chioschi biometrici e varchi automatizzati. Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che la posizione polacca potrebbe complicare i futuri negoziati UE su un sistema uniforme di autorizzazione per i viaggi d’affari. Bruxelles ha lasciato intendere che le deroghe alla solidarietà potrebbero ridurre l’accesso ai fondi UE per progetti di gestione delle frontiere, un potenziale costo per i vettori operanti negli aeroporti polacchi. Il MSWiA ha ribadito di «rimanere aperto a una migrazione lavorativa sicura e regolamentata», citando le regole semplificate per i permessi di lavoro introdotte a febbraio per i paesi vicini. Si consiglia quindi ai datori di lavoro di distinguere chiaramente tra il ricollocamento umanitario, ancora politicamente delicato, e le iniziative di sponsorizzazione basate sulle competenze, che continuano a godere del sostegno governativo.
Fonte: PAP MediaRoom