
Alle 00:00 CEST del 12 giugno 2026 è entrato in vigore il tanto discusso Patto dell’Unione Europea su Migrazione e Asilo. Il Ministero dell’Interno e dell’Amministrazione polacco (MSWiA) ha subito rilasciato una dichiarazione sottolineando che Varsavia applicherà solo i capitoli che rafforzano la sicurezza delle frontiere esterne e la condivisione dei dati, sfruttando appieno le esenzioni negoziate che esonerano la Polonia dai nuovi meccanismi obbligatori di ricollocamento e solidarietà finanziaria. Il Patto sostituisce le regole emergenziali che attribuivano al primo paese di ingresso la responsabilità di esaminare le richieste di asilo. Al loro posto, l’UE ha creato un sistema a più livelli con controlli rapidi alle frontiere, tempi più brevi per le domande di asilo, un database biometrico di entrata-uscita e, in modo controverso, un fondo permanente di solidarietà che obbliga ogni Stato membro ad accettare una quota di richiedenti ricollocati o a pagare 20.000 euro per ogni persona rifiutata. Durante i due anni di negoziati, i ministri polacchi hanno ottenuto un’esenzione basata sul ruolo di prima linea della Polonia nell’accoglienza di oltre un milione di ucraini sfollati e sulla continua pressione ibrida al confine con la Bielorussia. A Bruxelles, il viceministro dell’Interno Maciej Duszczyk ha dichiarato che “la Polonia non indebolirà la propria sicurezza importando migranti irregolari”, aggiungendo che Varsavia è pronta a difendere la propria posizione davanti alla Corte di Giustizia UE, se necessario. Gli analisti evidenziano che l’esenzione è concessa per un ciclo rinnovabile di due anni e potrebbe essere contestata legalmente se la Commissione riterrà insufficiente il contributo della Polonia alla condivisione degli oneri. I consulenti per l’immigrazione aziendale avvertono quindi i datori di lavoro multinazionali di monitorare possibili ritorsioni, come rallentamenti nelle procedure di trasferimento intra-UE dei lavoratori polacchi, qualora la disputa si inasprisse. Per ora, i cambiamenti pratici per i viaggiatori sono limitati. Aeroporti e porti marittimi hanno già avviato la sperimentazione del Sistema UE di Entrata/Uscita; i vettori devono informare i passeggeri sull’obbligo di rilevamento delle impronte digitali e delle immagini facciali al primo ingresso dopo il 12 giugno. I team di mobilità aziendale devono inoltre prepararsi a controlli documentali più rigorosi per i lavoratori distaccati, poiché le nuove regole Eurodac obbligano le guardie di frontiera a verificare se un cittadino non UE sia stato precedentemente respinto in qualsiasi paese del blocco. Infine, i dipartimenti HR devono informare i lavoratori stranieri che i termini per presentare ricorso nelle categorie di soggiorno legate all’asilo (in particolare il permesso umanitario) sono stati ridotti da 30 a 15 giorni, secondo la legge di recepimento polacca attesa per questa estate.
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