
La Guardia di Frontiera di Nadbużański ha annunciato il 12 giugno l’espulsione di un cittadino ucraino di 27 anni, ritenuto responsabile di aver trasportato gruppi di persone che avevano attraversato illegalmente il confine tra Bielorussia e Polonia. Sotto la supervisione della procura, gli agenti hanno intercettato l’uomo nei pressi di Biała Podlaska, dove attendeva di caricare migranti per trasportarli verso ovest, chiedendo fino a 2.000 euro a persona. Le autorità lo hanno considerato una minaccia per l’ordine pubblico, imponendo un divieto di ingresso di sei anni valido in tutta l’area Schengen. Il caso evidenzia il cambio di strategia della Polonia, che privilegia l’allontanamento amministrativo immediato rispetto a lunghi processi penali per i casi minori di contrabbando, liberando risorse investigative per smantellare reti più ampie, ritenute orchestrate da Minsk e Mosca. Per le aziende di logistica operanti lungo il cosiddetto “corridoio del Bug”, l’episodio rappresenta un monito: veicoli aziendali e piattaforme di car sharing possono essere sfruttati per attività di contrabbando. Gli addetti alla compliance dovrebbero riformare la formazione dei conducenti sul controllo dei noleggi e istruirli a segnalare richieste sospette di prelievo in zone boschive. L’espulsione attiva inoltre l’obbligo di condivisione dati con EUROPOL secondo il nuovo accordo, permettendo l’analisi dei modelli di trasporto per alimentare i profili di rischio dell’UE. I consulenti della mobilità prevedono che quest’estate i noleggi di van passeggeri entro 30 km dal confine orientale saranno soggetti a controlli di due diligence più rigorosi. Nel frattempo, le ONG sottolineano la dimensione umanitaria della vicenda, ricordando che gli attraversamenti clandestini coinvolgono spesso richiedenti asilo a cui è negata la possibilità di presentare domanda ai punti di controllo ufficiali, situazione aggravata dalla crisi ibrida con la Bielorussia iniziata nel 2021.
Fonte: BP24 Biała Podlaska
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