
Alle 00:00 del 12 giugno 2026 è entrato ufficialmente in vigore il tanto discusso Patto UE su Migrazione e Asilo, che rivoluziona il modo in cui l’Europa gestisce le richieste di asilo, le procedure di frontiera e la condivisione delle responsabilità per gli arrivi irregolari. Sebbene ora tutti gli Stati membri siano vincolati dal regolamento, la Polonia ha negoziato un’esenzione di un anno dal cosiddetto “meccanismo di solidarietà”, che obbliga i governi ad accettare una quota di richiedenti asilo da ricollocare o a pagare 20.000 euro per ogni rifiuto. Il viceministro dell’Interno Tomasz Szymański ha dichiarato alla radio pubblica che l’esenzione di Varsavia riflette «lo sforzo straordinario già compiuto dalla Polonia nell’ospitare oltre due milioni di ucraini sfollati dalla guerra». La Commissione Europea ha approvato questa deroga nel suo atto finale di attuazione, sottolineando però che sarà rivista annualmente in base alle tendenze migratorie in tempo reale. Austria, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca ed Estonia hanno ottenuto deroghe identiche, segnalando una più ampia resistenza dell’Europa centrale contro le tariffe obbligatorie per la ricollocazione. Per i datori di lavoro, la decisione elimina il timore immediato che la Polonia possa dover affrontare oneri compensativi, che avrebbero potuto tradursi in nuove tasse sul lavoro o maggiori costi per i visti. Tuttavia, i team delle risorse umane devono prepararsi a controlli più rigorosi alle frontiere esterne e a rimpatri più rapidi, due pilastri del nuovo patto che la Polonia sostiene pienamente e applicherà in tutti gli aeroporti e valichi stradali. Gli esperti di conformità sottolineano inoltre che l’esenzione non copre l’Articolo 23 del patto, che obbliga le aziende che trasferiscono lavoratori da paesi terzi a collaborare con la registrazione biometrica e la condivisione dei dati. Le multinazionali dovrebbero quindi verificare i fascicoli di distacco dei lavoratori e assicurarsi che le lettere di incarico specifichino dove il personale dovrà fornire impronte digitali e fotografie. Il Ministero dell’Interno ha promesso ulteriori indicazioni entro il 1° luglio. Guardando al futuro, associazioni imprenditoriali come la Confederazione Lewiatan avvertono che la persistente riluttanza della Polonia a partecipare alla condivisione degli oneri potrebbe influenzare il suo potere negoziale su altri dossier UE, come la Direttiva sul Permesso Unico e i programmi per nomadi digitali. Invitano il nuovo governo a sfruttare questo anno di respiro per elaborare una strategia di mobilità a lungo termine che bilanci sicurezza e necessità del mercato del lavoro di attrarre talenti stranieri.
Fonte: Radio Szczecin