
In una votazione notturna del 17 giugno, il Parlamento Europeo ha dato l’approvazione finale a un pacchetto legislativo che riscrive le regole dell’Unione sulla rimpatrio e la detenzione dei migranti irregolari. La normativa consente agli Stati membri di istituire “hub di rimpatrio” in paesi extra-UE e di trattenere per un massimo di due anni le persone senza diritto legale di soggiorno. Questa riforma rappresenta una delle più significative degli ultimi dieci anni in materia di migrazione e si applicherà alla Repubblica Ceca non appena il Consiglio darà il previsto via libera nelle prossime settimane.
Per Praga, la sfida immediata sarà tradurre le nuove misure nella pratica nazionale. Il Ministero dell’Interno dovrà aggiornare la legge sugli stranieri, emanare nuove linee guida per la polizia sui motivi di detenzione e individuare partner extra-UE che rispettino gli standard sui diritti umani, qualora la Repubblica Ceca decida di esternalizzare la gestione dei rimpatri. Attualmente, il paese riesce a rimpatriare solo un terzo dei cittadini non UE con ordine di espulsione definitivo; Bruxelles punta a superare il 70% entro il 2028.
I responsabili della mobilità aziendale dovranno prestare particolare attenzione ai nuovi poteri di perquisizione e sequestro che saranno attribuiti alla polizia di frontiera. Secondo il regolamento, gli agenti potranno entrare nei locali e confiscare dispositivi elettronici per verificare l’identità o la storia dei viaggi. Le aziende che ospitano lavoratori distaccati per progetti a breve termine dovranno quindi mantenere registri rigorosi sui giorni di permanenza in area Schengen e sulla validità dei permessi di soggiorno, per evitare la detenzione di dipendenti durante controlli a sorpresa.
Le associazioni per i diritti umani hanno criticato la legge, accusandola di criminalizzare la migrazione, e alcune ONG ceche hanno già annunciato l’intenzione di contestare parti della trasposizione qualora le garanzie sulla detenzione familiare non risultassero sufficientemente solide. Il governo sostiene invece che una politica di rimpatrio più credibile sia fondamentale per mantenere il sostegno pubblico ai programmi di migrazione legale, incluso il molto apprezzato “Lavoratore Qualificato”, che ogni anno attira circa 50.000 lavoratori.
A medio termine, la riforma potrebbe influenzare anche la posizione della Repubblica Ceca sul Patto europeo separato su asilo e migrazione. Attualmente Praga gode di un’esenzione dalle quote obbligatorie di ricollocamento grazie all’accoglienza massiccia di rifugiati ucraini, ma i diplomatici avvertono che i futuri negoziati sulla solidarietà saranno più difficili se il paese sarà percepito come poco rigoroso sui rimpatri. Le multinazionali dovranno quindi monitorare attentamente sia Bruxelles sia Praga per eventuali cambiamenti normativi a cascata nei prossimi 12-18 mesi.
Per Praga, la sfida immediata sarà tradurre le nuove misure nella pratica nazionale. Il Ministero dell’Interno dovrà aggiornare la legge sugli stranieri, emanare nuove linee guida per la polizia sui motivi di detenzione e individuare partner extra-UE che rispettino gli standard sui diritti umani, qualora la Repubblica Ceca decida di esternalizzare la gestione dei rimpatri. Attualmente, il paese riesce a rimpatriare solo un terzo dei cittadini non UE con ordine di espulsione definitivo; Bruxelles punta a superare il 70% entro il 2028.
I responsabili della mobilità aziendale dovranno prestare particolare attenzione ai nuovi poteri di perquisizione e sequestro che saranno attribuiti alla polizia di frontiera. Secondo il regolamento, gli agenti potranno entrare nei locali e confiscare dispositivi elettronici per verificare l’identità o la storia dei viaggi. Le aziende che ospitano lavoratori distaccati per progetti a breve termine dovranno quindi mantenere registri rigorosi sui giorni di permanenza in area Schengen e sulla validità dei permessi di soggiorno, per evitare la detenzione di dipendenti durante controlli a sorpresa.
Le associazioni per i diritti umani hanno criticato la legge, accusandola di criminalizzare la migrazione, e alcune ONG ceche hanno già annunciato l’intenzione di contestare parti della trasposizione qualora le garanzie sulla detenzione familiare non risultassero sufficientemente solide. Il governo sostiene invece che una politica di rimpatrio più credibile sia fondamentale per mantenere il sostegno pubblico ai programmi di migrazione legale, incluso il molto apprezzato “Lavoratore Qualificato”, che ogni anno attira circa 50.000 lavoratori.
A medio termine, la riforma potrebbe influenzare anche la posizione della Repubblica Ceca sul Patto europeo separato su asilo e migrazione. Attualmente Praga gode di un’esenzione dalle quote obbligatorie di ricollocamento grazie all’accoglienza massiccia di rifugiati ucraini, ma i diplomatici avvertono che i futuri negoziati sulla solidarietà saranno più difficili se il paese sarà percepito come poco rigoroso sui rimpatri. Le multinazionali dovranno quindi monitorare attentamente sia Bruxelles sia Praga per eventuali cambiamenti normativi a cascata nei prossimi 12-18 mesi.
Fonte: The Sun Malaysia (AFP wire)
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