
Il ministro degli Esteri belga Maxime Prévot si è trovato al centro di un acceso dibattito il 18 giugno, quando i parlamentari hanno chiesto perché funzionari dei talebani afghani sarebbero presto arrivati nella capitale dell’UE. Prévot ha spiegato alla commissione parlamentare per gli affari esteri che, sebbene “personalmente detesti” l’idea di ospitare rappresentanti del regime islamista, il Belgio ha un obbligo legale, in quanto paese ospitante dell’UE, di facilitare il lavoro delle istituzioni europee – incluso il rilascio di visti Schengen su richiesta della Commissione Europea. La Commissione ha invitato i talebani a colloqui tecnici sul rimpatrio di cittadini afghani che hanno esaurito i ricorsi d’asilo in Europa. Secondo la Convenzione di Schengen, il Belgio deve esaminare e decidere sulle richieste di visto delle delegazioni di paesi terzi che visitano gli organi UE a Bruxelles. Prévot ha confermato che i richiedenti afghani hanno superato i controlli di sicurezza condotti dai servizi segreti belgi, sottolineando però che “i visti non implicano né riconoscimento né approvazione” del regime che ha preso il controllo di Kabul nel 2021. Organizzazioni per i diritti umani e diversi eurodeputati hanno condannato l’invito, sostenendo che i talebani violano sistematicamente i diritti delle donne e perseguitano le minoranze. Tuttavia, le lobby economiche osservano con interesse un altro aspetto: se l’UE riuscisse a stabilire accordi efficaci di riammissione con Kabul, le strutture di accoglienza per richiedenti asilo in Belgio, già sotto pressione, potrebbero finalmente alleggerirsi – riducendo la competizione per gli alloggi sociali e i bilanci comunali, fattori che indirettamente influenzano anche i lavoratori internazionali e le loro famiglie. Per i professionisti della mobilità, l’episodio è un promemoria che gli obblighi diplomatici possono prevalere sulle preferenze politiche interne. Quando delegazioni ad alto rischio visitano, le autorità spesso rafforzano i controlli di sicurezza nel quartiere europeo, interrompono il traffico in Rue de la Loi e impongono controlli d’identità straordinari nella metro Schuman. I datori di lavoro dovrebbero diffondere avvisi ai pendolari e ai viaggiatori che soggiornano nel distretto europeo dal 22 al 23 giugno, data provvisoria dei colloqui. Le conseguenze a lungo termine dipenderanno dal fatto che l’incontro porti a concreti accordi di rimpatrio. In tal caso, il Belgio potrebbe accelerare le espulsioni di afghani irregolari, liberando posti nei centri di accoglienza e riducendo i ritardi nel rilascio dei permessi di soggiorno, attualmente causa di rallentamenti nel rinnovo dei permessi di lavoro per cittadini di paesi terzi regolari.
Fonte: Anadolu Agency
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