
BRUXELLES – Alle 00:00 del 12 giugno 2026, il tanto discusso Patto europeo su Migrazione e Asilo è entrato ufficialmente in vigore in tutti e 27 gli Stati membri dell’Unione Europea. Per il Belgio, membro fondatore dell’UE che gestisce circa 30.000 richieste di asilo e quasi 220.000 domande di visto per soggiorni brevi ogni anno, questa novità è tutt’altro che astratta. Il pacchetto di 10 regolamenti impone al Belgio di registrare i dati biometrici di ogni arrivo irregolare entro sette giorni, di verificare i nominativi nel nuovo database Eurodac 3 e di decidere – entro un massimo di tre mesi – se concedere protezione, dirottare la persona in un altro Paese UE tramite il “meccanismo di solidarietà” o emettere un ordine di rimpatrio immediato. La polizia belga e l’Ufficio Immigrazione (DVZ/OE) hanno trascorso gli ultimi sei mesi a trasformare capannoni temporanei all’aeroporto di Bruxelles in zone di accoglienza e screening da 120 posti letto, assumendo 180 nuovi operatori. Una nota d’impatto governativa, visionata da The Brussels Times, stima che nel solo 2026 il Paese avrà bisogno di 58 milioni di euro per personale aggiuntivo e investimenti IT. I responsabili della mobilità aziendale seguono con attenzione due aspetti: il Sistema di Entrata/Uscita (EES) obbligatorio che sostituisce il timbro sul passaporto per i viaggiatori extra-UE, e le regole più rigide sui “movimenti secondari”. Le multinazionali che si affidano a pendolari transfrontalieri tra Belgio, Francia e Paesi Bassi potrebbero incorrere in sanzioni se i lavoratori distaccati superano i 90/180 giorni consentiti dallo spazio Schengen, ora che i soggiorni oltre il limite vengono segnalati automaticamente. Deloitte Belgio avverte i clienti di mantenere registri digitali dei viaggi e prevede “almeno 30 minuti in più” alle frontiere terrestri quando la polizia olandese inizierà i controlli sistematici EES a luglio. Sul piano politico, il governo belga in carica deve ancora recepire parti del patto nella legislazione nazionale entro il 31 dicembre. Il partito nazionalista fiammingo N-VA sostiene le regole più severe sui rimpatri ma si oppone alla quota di solidarietà che potrebbe far arrivare in Belgio altri 1.500 richiedenti asilo trasferiti il prossimo anno. Nel frattempo, ONG per i diritti umani hanno presentato un ricorso preventivo al Consiglio di Stato, sostenendo che il patto “normalizza la detenzione dei minori al confine”. Nel breve termine, i viaggiatori d’affari noteranno code più lunghe mentre gli agenti si adattano ai nuovi software. A medio termine, le aziende belghe potrebbero beneficiare dell’Articolo 79 del patto, che consente agli Stati membri di accelerare l’ingresso di talenti altamente qualificati se accettano una quota di ricollocamento. “Per settori come la biotecnologia e la microelettronica intorno a Leuven, la prospettiva è concreta,” ha osservato la professoressa di diritto del lavoro Petra De Sutter.
Fonte: Reuters
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