
Per quasi un decennio, la crisi delle piccole imbarcazioni nel Canale della Manica si è concentrata sul tratto di 45 chilometri tra Calais e Dover. Tuttavia, il 18 giugno, le autorità belghe hanno confermato un preoccupante cambiamento: le bande di trafficanti di esseri umani ora partono direttamente dalla costa fiamminga. Secondo i dati citati dalla Guardia Costiera belga, più di 400 persone sono state intercettate finora nel 2026 sulle spiagge belghe, rispetto a nessun caso nel 2025. Gli analisti di Frontex attribuiscono questo spostamento a controlli più severi sul lato francese. I trafficanti si sono adattati utilizzando i cosiddetti “taxi boat” – gommoni che partono da spiagge tranquille come De Panne, Koksijde e Nieuwpoort, seguono la costa per raccogliere altri passeggeri e poi si dirigono verso le acque britanniche. I migranti pagano in media circa 2.000 euro per un posto, senza alcuna garanzia di imbarco, rendendo questa rotta sia costosa che pericolosa: la distanza dalla costa belga a Dover è di circa 100 chilometri, più del doppio rispetto al tragitto da Calais. La coalizione di centrodestra belga, eletta con la promessa di adottare la “politica migratoria più rigorosa” del paese, ha risposto con misure concrete come blocchi stradali per impedire l’accesso ai rimorchi nelle dune, pattugliamenti notturni con visione notturna supportati da aerei Frontex e operazioni congiunte con la UK Border Force. Londra ha già trasferito 1,3 milioni di sterline (1,5 milioni di euro) per finanziare l’attrezzatura di sorveglianza belga, replicando accordi bilaterali simili con la Francia. Tuttavia, i leader locali avvertono che solo l’applicazione delle regole non sarà sufficiente. Il governatore delle Fiandre Occidentali, Carl Decaluwé, ha chiesto controlli più rigorosi su treni e autobus provenienti dalla Francia, sostenendo che potrebbero nascere campi migranti sulla costa fiamminga se i flussi continueranno. La ministra della Migrazione, Anneleen Van Bossuyt, ha riconosciuto che i numeri sono ancora “bassi ma preoccupanti”, aggiungendo che ogni partenza riuscita mina la credibilità del governo. Per datori di lavoro e responsabili della mobilità, l’episodio è un promemoria tempestivo che le misure di sicurezza transfrontaliere possono cambiare rapidamente. Le aziende che instradano spedizioni o personale attraverso i porti del Canale dovrebbero prepararsi a controlli improvvisi sulle strade belghe e a possibili richieste britanniche di verifiche aggiuntive sulla responsabilità dei vettori. La nuova geografia della migrazione irregolare potrebbe anche spingere i leader dell’UE – riuniti a Bruxelles lo stesso giorno – a intensificare le discussioni su rimpatri e riammissioni, temi centrali del nuovo Patto su Migrazione e Asilo entrato in vigore il 12 giugno.
Fonte: Brussels Signal
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