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L’Austria si unisce a 18 partner dell’UE nella spinta per creare “hub di rimpatrio” per migranti fuori dall’Unione Europea

giu 20, 2026
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L’Austria si unisce a 18 partner dell’UE nella spinta per creare “hub di rimpatrio” per migranti fuori dall’Unione Europea
L’Austria ha espresso il proprio sostegno politico a un’iniziativa congiunta di 19 Stati membri dell’UE che chiede la rapida creazione di “hub di rimpatrio” in paesi terzi, dove i richiedenti asilo respinti potrebbero essere processati e rimpatriati. La proposta, illustrata in una lettera co-firmata da Danimarca e Italia e datata 19 giugno 2026, si basa sul Regolamento sul Rimpatrio adottato all’inizio del mese ed è il primo passo concreto verso l’esternalizzazione di alcune parti del nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo.

La lettera congiunta, visionata dal quotidiano greco Kathimerini, sottolinea come i tassi di rimpatrio attuali — appena il 21% nel 2025 — minino la fiducia pubblica nello spazio Schengen e nella libera circolazione. I firmatari (Austria, Danimarca, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e altri 13) sollecitano la Commissione a individuare entro fine anno paesi partner “in Africa e Asia Centrale” disposti ad ospitare centri di gestione finanziati dall’UE.

Il ministro dell’Interno austriaco Gerhard Karner ha accolto con favore l’iniziativa, affermando che Vienna “da tempo sostiene procedure fuori dal territorio UE per spezzare il modello di business degli scafisti”. Secondo il piano, gli Stati membri finanzieranno congiuntamente strutture sicure gestite dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e monitorate dall’Agenzia UE per l’Asilo. I migranti con richieste di protezione già respinte all’interno dell’UE — o presso nuove strutture di screening alle frontiere — saranno trasferiti agli hub per consulenze pre-partenza, documentazione e voli charter di rimpatrio.

L’Austria si unisce a 18 partner dell’UE nella spinta per creare “hub di rimpatrio” per migranti fuori dall’Unione Europea


Sebbene il concetto non arrivi al livello del “modello Rwanda” britannico, esternalizza comunque la detenzione e l’accoglienza a breve termine, alleggerendo la pressione sugli Stati Schengen con sistemi di accoglienza sovraccarichi come Austria, Germania e Paesi Bassi. I team di mobilità aziendale e viaggi d’affari dovrebbero monitorare attentamente la proposta. Se attuata, gli hub di rimpatrio potrebbero accelerare la rimozione di dipendenti o familiari che superano la durata dei visti Schengen, rendendo ancora più cruciale il rispetto rigoroso delle regole 90/180 giorni.

Al contrario, l’iniziativa difficilmente influenzerà i trasferimenti intra-aziendali legittimi o le distacchi di lavoratori, che continueranno a essere gestiti tramite i regimi nazionali di permessi di soggiorno. Il calendario è ambizioso: i servizi della Commissione sono stati incaricati di presentare un pacchetto di fattibilità prima del Consiglio Giustizia e Affari Interni di ottobre, con missioni esplorative nei paesi partner potenziali già a partire da agosto.

Per le multinazionali che spostano personale attraverso Vienna o altri punti di ingresso austriaci, il messaggio politico è chiaro: l’era della gestione lassista dei rimpatri sta per finire, e i controlli documentali alle frontiere austriache — già intensificati con la reintroduzione temporanea dei controlli — si inaspriranno ulteriormente una volta operativi gli hub.
Fonte: Kathimerini

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