
Parlando a Berna il 23 giugno 2026, il Ministro della Giustizia e della Polizia Beat Jans ha inaugurato la cerimonia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati in occasione dei 75 anni della Convenzione di Ginevra del 1951. Il suo discorso arriva a soli nove giorni dal rifiuto da parte degli elettori svizzeri dell’iniziativa popolare "No ai 10 milioni", che mirava a limitare la popolazione residente principalmente attraverso il controllo dell’immigrazione. Jans ha ricordato al pubblico che la Svizzera, custode del luogo di nascita della Convenzione, ha il dovere morale di rispettare gli standard internazionali di protezione, incluso il principio di non-refoulement. Ha tracciato un collegamento diretto tra questi obblighi e i dibattiti interni svizzeri, avvertendo che nuove proposte come la prossima "Iniziativa per la Protezione delle Frontiere" non devono compromettere i diritti fondamentali dei rifugiati. Il discorso segnala una continuità nella politica d’asilo svizzera in un momento in cui diversi Paesi UE stanno inasprendo i controlli alle frontiere esterne in vista dell’entrata in funzione del Sistema di Entrata/Uscita. Per i datori di lavoro multinazionali che gestiscono programmi umanitari o di conformità da Ginevra, il messaggio è rassicurante: le quote di permessi per rifugiati riconosciuti e i canali di ricongiungimento familiare difficilmente subiranno restrizioni improvvise nel breve termine. Jans ha inoltre sottolineato la cooperazione operativa con l’UNHCR e i partner della società civile, evidenziando le pressioni finanziarie che potrebbero ostacolare i programmi globali di reinsediamento. La Svizzera continuerà a fornire competenze e finanziamenti mirati, inclusi strumenti digitali per la gestione dei casi già sperimentati dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM). Per i team di mobilità globale, il messaggio chiave è che i visti umanitari e le vie di protezione — spesso utilizzati per personale o familiari a rischio — restano percorribili. Le aziende dovrebbero però monitorare l’"Iniziativa per la Protezione delle Frontiere", che dovrebbe essere sottoposta a voto entro la fine del 2027 e potrebbe introdurre limiti annuali alle concessioni di asilo.
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