
Il Consiglio federale svizzero ha avviato una consultazione formale per decidere se prorogare oltre la scadenza attuale del 31 marzo 2027 lo status di protezione temporanea ‘S’ concesso alle persone in fuga dall’invasione russa dell’Ucraina. Introdotto nel marzo 2022, il permesso S garantisce agli ucraini sfollati il diritto di risiedere e lavorare in Svizzera, viaggiare nell’area Schengen e beneficiare di un sostegno sociale di base. È la prima volta che la Svizzera attiva questo meccanismo di protezione collettiva. A maggio 2026, oltre 76.000 ucraini vivono nel Paese con questo permesso, e i budget cantonali per l’integrazione sono stati messi a dura prova per far fronte alle esigenze di alloggio, istruzione e mercato del lavoro. Secondo il documento “Il futuro dello status S”, il governo sta valutando tre scenari: mantenere il permesso finché dura la guerra; eliminarlo gradualmente in caso di un cessate il fuoco duraturo; oppure terminarlo e trasferire i beneficiari nel normale canale d’asilo. La consultazione — aperta a cantoni, comuni, associazioni imprenditoriali e ONG fino a metà agosto — chiede anche se gli uomini in età militare debbano restare eleggibili, riflettendo un dibattito in corso a livello UE. Per i datori di lavoro, la decisione rappresenta una certezza importante. Circa il 38% dei titolari del permesso S è già occupato, soprattutto nei settori dell’ospitalità, della sanità e dell’IT. Tuttavia, i reparti HR devono ancora affrontare ostacoli amministrativi, come il rinnovo dei contratti di lavoro legato alle estensioni semestrali del permesso S. In caso di proroga, la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) promette di semplificare i rinnovi digitali e di pubblicare linee guida specifiche per settore sulla convalida dei diplomi ucraini. Le multinazionali con sedi regionali a Zurigo, Basilea e Ginevra seguono con attenzione: la proroga garantirebbe la mobilità interna per il personale ucraino distaccato in Svizzera, mantenendo prevedibili le regole per il ricongiungimento familiare. Al contrario, una possibile eliminazione richiederebbe piani di emergenza, inclusa la conversione dei dipendenti chiave a permessi di lavoro B ordinari, soggetti a quote federali e test sul mercato del lavoro.
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