
Durante un evento per l’anniversario dell’UNHCR a Berna il 23 giugno 2026, il Ministro della Giustizia e della Polizia Beat Jans ha ricordato ai delegati che la Convenzione di Ginevra del 1951 resta il pilastro della protezione internazionale dei rifugiati e, di conseguenza, dell’identità umanitaria della Svizzera. Il discorso di Jans è arrivato a soli dieci giorni dal rifiuto da parte degli elettori svizzeri dell’iniziativa populista “Svizzera 10 milioni”, che avrebbe imposto un tetto rigido alla popolazione nella Costituzione. Il ministro ha sottolineato che il risultato del voto riflette il sostegno pubblico alla tradizione di accoglienza del Paese, nonostante le pressioni politiche per limitare la migrazione. Jans ha criticato una proposta più recente, la cosiddetta “Iniziativa per la protezione delle frontiere”, che mira a fissare a 5.000 il numero massimo di approvazioni annuali per l’asilo. Il Consiglio federale, ha spiegato, raccomanderà al Parlamento di respingere il testo, ribadendo che la Svizzera deve continuare a rispettare il principio di non-refoulement e il diritto alla vita familiare sanciti dal diritto nazionale e internazionale. Per i datori di lavoro globali, il discorso rappresenta un segnale chiaro: la Svizzera difficilmente seguirà l’esempio di Paesi vicini come Italia o Austria, mantenendo un quadro giuridico stabile per i trasferimenti umanitari, il ricongiungimento familiare e le sponsorizzazioni aziendali di talenti rifugiati. Jans ha evidenziato riforme pratiche volte a tradurre gli obblighi legali in processi più rapidi e prevedibili: digitalizzazione delle pratiche d’asilo, potenziamento dei servizi linguistici per le autorità cantonali e programmi mirati di integrazione nel mercato del lavoro. Con un tasso di disoccupazione sotto il 3%, diverse federazioni di settore – in particolare nei settori dell’edilizia e della sanità – sostengono l’accelerazione dei canali di autorizzazione al lavoro per i rifugiati riconosciuti, vedendoli come una risposta parziale alla carenza di competenze. L’anniversario è stato anche occasione per una raccolta fondi: la Svizzera ha promesso ulteriori 30 milioni di franchi svizzeri all’appello d’emergenza 2026 dell’UNHCR, destinati alle operazioni di protezione lungo la rotta del Mediterraneo centrale e nel Corno d’Africa. Pur modesto in termini assoluti, il contributo rafforza il messaggio diplomatico di Berna: la condivisione delle responsabilità, non la deterrenza, è la base di una governance migratoria sostenibile. Le aziende che gestiscono programmi di mobilità o di tutela in aree ad alto rischio dovrebbero considerare che il maggior finanziamento svizzero si traduce spesso in meccanismi UNHCR più efficaci per evacuazioni e reinsediamenti, facilitando l’estrazione di personale o familiari coinvolti in crisi improvvise.
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