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La Svizzera semplifica l'aiuto allo sviluppo e aumenta il budget umanitario – possibili ripercussioni su visti e personale consolare

giu 25, 2026
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La Svizzera semplifica l'aiuto allo sviluppo e aumenta il budget umanitario – possibili ripercussioni su visti e personale consolare
Il Consiglio federale svizzero ha dedicato gran parte della riunione settimanale del 24 giugno 2026 al futuro della Strategia di Cooperazione Internazionale 2029-32 del Paese. I ministri hanno concordato che, pur mantenendo sostanzialmente invariato il budget complessivo per l’aiuto allo sviluppo, intorno ai 2,4 miliardi di franchi all’anno, le risorse – e il personale che le gestisce – saranno riallocate in modo più selettivo. La responsabilità per ciascun Paese partner seguirà la nuova regola “un Paese, un dipartimento”: l’Agenzia svizzera per lo sviluppo e la cooperazione (SDC) si concentrerà sugli Stati a basso reddito che affrontano povertà acuta, problemi sanitari o pressioni migratorie forzate, mentre la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) gestirà i mercati a reddito medio, dove priorità sono commercio e investimenti. I programmi in America Latina saranno ridotti e la SECO assumerà la responsabilità principale per la cooperazione con l’UE, i Balcani occidentali e alcune aree dell’Asia. Per liberare fondi destinati all’azione umanitaria in prima linea, il Consiglio ha approvato risparmi per circa 113 milioni di franchi tra il 2027 e il 2030. Circa 100 posti di lavoro saranno eliminati – due terzi tra il personale locale delle ambasciate svizzere e un terzo nell’amministrazione federale a Berna. I dipendenti federali saranno riallocati ove possibile, ma il comunicato ammette che parte del personale locale all’estero sarà licenziato. I responsabili dei viaggi aziendali dovrebbero considerare che il personale locale nelle sezioni visti svizzere spesso gestisce i controlli di primo livello e la programmazione degli appuntamenti; la riduzione del personale potrebbe tradursi in tempi di elaborazione più lunghi in alcune sedi, specialmente in America Latina, dove le missioni sono già poco dotate di personale. L’assistenza umanitaria emerge come la grande vincitrice. La sua quota nel budget di cooperazione passerà dal 26% attuale a circa il 40% nel prossimo ciclo, riflettendo l’aumento globale degli sfollamenti causati dai conflitti. Il Consiglio ha giustificato questo cambiamento sottolineando che tra il 2020 e il 2025 ha dovuto richiedere al Parlamento 13 crediti umanitari supplementari – più del doppio rispetto ai 14 anni precedenti. L’agenzia svizzera per l’aiuto sarà incaricata di rispondere prima alle crisi acute, per poi orientarsi verso misure di mitigazione del rischio e resilienza nei conflitti prolungati. Il nuovo approccio riconosce implicitamente che le operazioni umanitarie richiedono spesso rapide mobilitazioni di personale, visti specializzati ed esenzioni dalle regole standard di Schengen. Gli stakeholder della mobilità aziendale dovranno tenere d’occhio due implicazioni pratiche. Primo, il focus geografico più ristretto significa che le aziende con progetti in Paesi dove la cooperazione si riduce (in particolare in alcune aree dell’America Latina) potrebbero trovare minore supporto dalle ambasciate per eventi di promozione economica e per la gestione delle approvazioni dei permessi di lavoro. Secondo, la riallocazione interna del personale federale potrebbe rallentare le decisioni su dossier legati alla mobilità – come le quote per cittadini di Paesi terzi o le modifiche al codice Schengen – durante il periodo di transizione. Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) dovranno redigere entro la primavera 2028 un documento di consultazione pubblica sulla nuova strategia, offrendo alle imprese l’opportunità di segnalare eventuali criticità amministrative prima dell’entrata in vigore delle riforme.
Fonte: The Federal Council

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