
In una mossa che sottolinea l’inasprimento della Germania sulle politiche migratorie, il Ministero dell’Interno federale ha confermato domenica di aver accettato quattro diplomatici nominati dall’amministrazione talebana afghana per il personale dell’ambasciata afghana a Berlino e del consolato a Bonn. Il loro mandato limitato è quello di rilasciare documenti di viaggio temporanei ai cittadini afghani con ordini di espulsione definitivi dopo condanne penali. Fino ad ora, l’assenza di personale consolare afghano riconosciuto impediva agli stati tedeschi di espellere più di pochi trasgressori al mese, poiché i voli charter richiedono documenti d’identità verificati. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha dichiarato ai giornalisti che l’accordo “non costituisce un riconoscimento politico” dei talebani, ma è “una necessità tecnica per proteggere la popolazione tedesca.” Ha proposto di integrare le espulsioni individuali su voli commerciali con fino a tre rotazioni di voli charter al mese, un ritmo che potrebbe smaltire l’arretrato attuale di circa 1.200 casi entro fine anno. Le organizzazioni per i diritti umani hanno reagito duramente; Pro Asyl ha avvertito che l’accordo “oltrepassa una linea rossa” normalizzando il dialogo con un regime che vieta a donne e ragazze l’accesso all’istruzione e al lavoro. I parlamentari europei osservano con attenzione. Hannah Neumann, eurodeputata tedesca dei Verdi, ha affermato che qualsiasi rilascio di visti o incontro ufficiale “manda un messaggio di legittimità” e potrebbe complicare future sanzioni UE. Finora Bruxelles ha mantenuto solo contatti tecnici informali con i rappresentanti talebani, principalmente su questioni migratorie. Il Ministero degli Esteri tedesco sottolinea che i diplomatici godranno solo delle immunità limitate previste per il personale amministrativo e tecnico secondo la Convenzione di Vienna. Per i datori di lavoro di cittadini afghani in Germania, l’annuncio solleva questioni pratiche. I reparti risorse umane dovranno verificare nuovamente la validità di permessi di soggiorno e lavoro, soprattutto per chi ha visto respingere la domanda d’asilo ma gode dello status di tolleranza (Duldung). I responsabili della mobilità devono prepararsi a controlli più rigorosi per le nuove assunzioni afghane e a possibili ripercussioni reputazionali se le espulsioni accelerano. I governi regionali, responsabili delle espulsioni, accolgono con favore la chiarezza ma sottolineano che è essenziale un controllo di sicurezza sui diplomatici in arrivo. Il ministro per l’integrazione della Renania Settentrionale-Vestfalia ha chiesto un fondo federale per coprire i crescenti costi dei voli charter, stimati intorno ai 300.000 euro per operazione. Se il piano procederà, la Germania diventerà il primo paese UE a effettuare espulsioni regolari verso l’Afghanistan sotto controllo talebano dal 2021, aprendo un precedente che altri stati membri potrebbero seguire.
Fonte: AtlasPress News Agency