
In una mossa controversa, il Ministero dell’Interno tedesco ha confermato il 5 luglio 2026 di aver rilasciato visti a quattro diplomatici nominati dall’amministrazione talebana. Il quartetto sarà incaricato di gestire l’ambasciata afghana a Berlino, inattiva da tempo, e il consolato di Bonn con un mandato prioritario: emettere documenti di viaggio temporanei per permettere alle autorità tedesche di rimpatriare cittadini afghani condannati per reati o considerati una minaccia per la sicurezza. La Germania non ha mai riconosciuto ufficialmente i talebani dal loro ritorno al potere nel 2021, ma il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha dichiarato al parlamento che «la cooperazione tecnica è inevitabile se si vogliono eseguire gli ordini di espulsione». Secondo i dati del ministero, circa 12.000 cittadini afghani in Germania hanno ordini di espulsione definitivi; di questi, circa 2.400 sono stati condannati per reati violenti o sessuali. Le espulsioni erano praticamente impossibili perché Kabul rifiutava di accettare voli charter senza documenti di viaggio verificabili. L’accordo prevede fino a tre voli charter governativi al mese verso Kabul a partire da agosto, oltre a rimpatri individuali su voli commerciali. Organizzazioni per i diritti umani come Pro Asyl e Amnesty International hanno avvertito che l’accreditamento ufficiale degli emissari talebani rischia di legittimare un regime che limita sistematicamente l’istruzione femminile e perseguita le minoranze. L’eurodeputata Hannah Neumann (Verdi/EFA) ha ammonito che «ogni visto, ogni incontro ufficiale invia un segnale di riconoscimento». Gli operatori della mobilità lavorativa osservano con attenzione questo precedente. Circa 80 multinazionali tedesche impiegano cittadini afghani con visti a rotazione; i consulenti legali segnalano che ora il rinnovo dei permessi di lavoro sarà sottoposto a controlli più rigorosi se i familiari hanno richieste di asilo in corso. Le aziende che inviano personale in Afghanistan per progetti di ricostruzione o telecomunicazioni dovranno inoltre rivedere le politiche di sicurezza aziendale, poiché la presenza di una missione talebana accreditata potrebbe modificare le classificazioni di rischio tedesche per assicurazioni e responsabilità. Per i responsabili della mobilità globale, la conclusione immediata è che la cooperazione per le espulsioni torna al centro dell’agenda. Questo potrebbe alleviare la pressione politica su Berlino per mantenere i controlli interni alle frontiere Schengen, ma preannuncia anche un’applicazione più severa delle norme contro i lavoratori stranieri che superano i tempi di soggiorno o violano le condizioni del visto.
Fonte: AtlasPress News Agency
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