
Dopo diciotto mesi di audizioni, il comitato parlamentare polacco d’inchiesta sul cosiddetto “affare dei visti” ha adottato il rapporto finale il 7 luglio. Il documento di 300 pagine accusa gli ex ministri Zbigniew Rau (Esteri), Mateusz Morawiecki (Primo Ministro) e Mariusz Kamiński (Interni) di abuso di potere per aver creato canali privilegiati per il rilascio di visti a cittadini di 21 paesi terzi senza una base legale adeguata. Secondo gli investigatori, tra novembre 2019 e novembre 2023 i consolati polacchi hanno emesso oltre 3,6 milioni di visti, quasi il 48% di tutti i visti nazionali per lavoro concessi nell’UE, trasformando la Polonia in un centro di “shopping dei visti”. Il rapporto denuncia che intermediari commerciali potevano prenotare appuntamenti in blocco e che i consoli erano sottoposti a pressioni per approvare le pratiche senza i controlli di sicurezza standard. Sono state approvate undici segnalazioni alla procura, che riguardano i tre politici di alto livello e otto funzionari coinvolti nel programma Poland.Business Harbour, un percorso per talenti IT che, secondo la commissione, non è mai stato regolamentato correttamente. Se i pubblici ministeri procederanno, il caso potrebbe portare a incriminazioni ai sensi degli articoli 231 e 296 del Codice Penale (inosservanza dei doveri pubblici e danno finanziario). Lo scandalo ha già avuto conseguenze concrete per i datori di lavoro: da gennaio è stata sospesa l’esternalizzazione degli appuntamenti per i visti a agenzie private e i consolati hanno rafforzato i controlli sui documenti. Le aziende che reclutano su larga scala lavoratori extra-UE segnalano tempi di attesa fino a otto settimane per appuntamenti in mercati chiave come India e Filippine. Sul piano politico, le conclusioni potrebbero complicare le richieste di Varsavia a Bruxelles per ulteriori facilitazioni sui visti, ad esempio per specialisti IT bielorussi, e potrebbero esporre la Polonia a procedure di infrazione UE in caso di conferma di violazioni sistemiche del Codice Schengen sui visti.
Fonte: Rzeczpospolita
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