
Il nuovo cancelliere federale austriaco Christian Stocker ha utilizzato la conferenza stampa congiunta di lunedì a Salisburgo, insieme al primo ministro greco in visita Kyriakos Mitsotakis, per presentare il prossimo pilastro della strategia migratoria di Vienna basata sulla deterrenza: la creazione entro il 2027 dei cosiddetti “Return Hubs” in paesi terzi. Secondo il cancelliere, queste strutture ospiteranno le persone le cui domande di asilo in Austria sono state definitivamente respinte, fino al loro rimpatrio nei paesi d’origine. Il concetto richiama elementi del modello Regno Unito–Ruanda ed è stato reso possibile dal recente Patto europeo su asilo e migrazione, che consente esplicitamente agli Stati membri – singolarmente o in consorzio – di finanziare centri di accoglienza o rimpatrio al di fuori dell’Unione. Stocker ha dichiarato che l’Austria sta già sondando partner nei Balcani occidentali e nel Nord Africa, e che la Grecia si unirà alla coalizione perché entrambi i paesi “non possono sopportare per sempre pressioni migratorie sproporzionate”. Pur sottolineando che i centri dovranno rispettare la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ONG come Caritas e Asylkoordination Österreich hanno subito avvertito del rischio di “vuoti legali” e di refoulement a catena. La lobby imprenditoriale WKÖ, invece, ha accolto positivamente il progetto, sostenendo che procedure di rimpatrio prevedibili e rapide libererebbero risorse amministrative per i tanto necessari visti per lavoratori qualificati. Le statistiche del ministero dell’Interno mostrano 9.870 rimpatri forzati e volontari nella prima metà del 2026, superando già le 9.100 nuove domande di asilo presentate nello stesso periodo – un’inversione che il governo attribuisce a controlli di frontiera più severi e alla sospensione dal 2025 della maggior parte dei visti per ricongiungimenti familiari. Per i datori di lavoro, l’annuncio conferma due tendenze: l’Austria rafforza un sistema bifronte di controlli rigorosi sull’immigrazione irregolare, mentre attrae manodopera qualificata tramite l’ampliamento della Carta Rossa-Bianca-Rossa. Le aziende che distaccano personale in Austria o trasferiscono talenti attraverso il paese devono quindi aspettarsi rimpatri più rapidi per i dipendenti con permessi di soggiorno scaduti e maggiori controlli di conformità lungo le frontiere terrestri con Slovenia e Ungheria. Contemporaneamente, l’amministrazione è sotto pressione per riallocare gli operatori dai casi di asilo alle unità di migrazione lavorativa – un cambiamento che i reparti HR potrebbero sfruttare per accelerare le pratiche di permessi di lavoro nel 2027 e oltre.
Fonte: Bundeskanzleramt Österreich
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