
Alle 03:15 del 28 luglio 2026, un Airbus A321 charter con a bordo 31 cittadini afghani è decollato dall’aeroporto di Lipsia/Halle diretto a Kabul, segnando il quinto volo collettivo di rimpatrio della Germania quest’anno. L’operazione, coordinata dalla Polizia Federale e da diversi ministeri degli interni regionali, riaccende la controversia sui rimpatri verso un paese che molte ONG continuano a considerare insicuro. Ben prima di mezzanotte circa 250 manifestanti hanno occupato la hall del check-in, scandendo slogan come “Afghanistan non è sicuro” e srotolando striscioni che accusavano il governo di ignorare i propri rapporti sui diritti umani. Secondo la polizia, quattro dimostranti hanno temporaneamente bloccato la strada d’accesso; sono stati allontanati senza incidenti. Il ministro degli interni della Sassonia, Armin Schuster (CDU), ha difeso i rimpatri, sottolineando che 28 passeggeri erano stati condannati per reati gravi, tra cui aggressione aggravata e traffico di stupefacenti. Un individuo, tuttavia, sarebbe stato rimpatriato per aver superato il permesso di soggiorno dopo il rigetto della domanda d’asilo, alimentando le critiche di chi sostiene che i voli collettivi violino il principio di proporzionalità. Il volo arriva a sole due settimane dalla conferma del Ministero federale dell’Interno che le agenzie di sicurezza interne classificano ancora alcune zone dell’Afghanistan come “significative minacce terroristiche”, ma ritengono legittimi i rimpatri di criminali condannati. Baviera e Sassonia spingono per estendere la pratica anche a chi rifiuta l’identificazione e ai cosiddetti “soggetti pericolosi”. Per le multinazionali, il rinnovato utilizzo di Lipsia/Halle come hub per i rimpatri è un monito a rivedere le politiche di tutela per i dipendenti afghani e le loro famiglie. Sebbene i titolari di permessi di lavoro difficilmente saranno coinvolti, i familiari a carico il cui status di protezione dipende dall’impiego principale dovrebbero verificare la validità di documenti di viaggio e carte di soggiorno. I responsabili dei viaggi aziendali devono inoltre prevedere possibili disagi all’aeroporto ogni volta che sono programmati voli di rimpatrio, dato che i gruppi di protesta promettono ulteriori sit-in. Sul piano politico, l’episodio aumenta la pressione sulla coalizione, che aveva promesso una “politica migratoria basata sui valori”. I partiti di opposizione accusano il governo di inviare segnali contraddittori: da un lato liberalizza l’immigrazione qualificata, dall’altro applica rimpatri duri. La questione sarà sicuramente centrale quando il Bundesrat discuterà le regole sui rimpatri dopo la pausa estiva.
Fonte: tagesschau