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Consiglio Federale Respinge l’Iniziativa per la “Protezione delle Frontiere” Mirata a Limitare l’Asilo

set 19, 2026
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Consiglio Federale Respinge l’Iniziativa per la “Protezione delle Frontiere” Mirata a Limitare l’Asilo
In una mossa seguita con attenzione da datori di lavoro svizzeri, frontalieri e organizzazioni umanitarie, il Consiglio federale il 18 settembre 2026 ha formalmente raccomandato al parlamento di respingere l’iniziativa popolare “Stop all’abuso dell’asilo! (Iniziativa per la protezione delle frontiere)”. Il testo, promosso dai membri del partito di destra Unione Democratica di Centro (UDC), prevedeva controlli sistematici su ogni persona che entra in Svizzera, un tetto annuo di 5.000 approvazioni di richieste d’asilo e l’annullamento dei contratti di lavoro, della copertura sociale e dell’accesso all’assicurazione sanitaria per chiunque venga trovato in situazione irregolare nel paese. Gli economisti governativi avvertono che il piano comprometterebbe la partecipazione della Svizzera al sistema di Schengen/Dublino. Ogni giorno si registrano circa 2,2 milioni di attraversamenti legali delle frontiere; reintrodurre controlli permanenti genererebbe ingorghi con un costo economico fino a 16 miliardi di franchi all’anno. I cantoni di confine come Basilea Città e Ginevra — i cui mercati del lavoro dipendono fortemente dai lavoratori residenti nelle vicine Francia, Germania o Italia — sarebbero particolarmente colpiti. Anche il turismo e il settore delle conferenze internazionali ne risentirebbero, poiché i viaggiatori avrebbero bisogno di un visto svizzero separato. Le agenzie di sicurezza sottolineano che Schengen consente l’accesso a banche dati di polizia condivise; perdere questa interoperabilità obbligherebbe la Svizzera a ricostruire da zero le proprie reti di monitoraggio, aumentando il rischio che sospetti criminali o terroristi si muovano inosservati. Sul fronte dell’asilo, Berna sarebbe inoltre costretta a esaminare le richieste già presentate in altri stati Dublino e perderebbe la possibilità di rimandare i richiedenti al primo paese di ingresso, facendo lievitare i costi di alloggio e assistenza sociale di circa 824 milioni di franchi all’anno. Il messaggio del governo sottolinea che molte delle preoccupazioni di fondo — come la migrazione secondaria all’interno di Schengen — sono già affrontate attraverso il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, a cui la Svizzera partecipa come membro associato. La ministra della giustizia Élisabeth Baume-Schneider ha dichiarato che le riforme interne in corso accelereranno le procedure per le richieste manifestamente infondate e rafforzeranno i controlli di sicurezza nei centri di accoglienza senza mettere a rischio il modello economico svizzero basato sulle frontiere aperte. Con le elezioni parlamentari previste per ottobre, l’iniziativa passerà ora alle due camere. Se seguiranno il consiglio del governo, la proposta sarà comunque sottoposta a votazione popolare a livello nazionale, probabilmente nel 2027, aprendo la strada a un dibattito acceso su come bilanciare apertura economica, tradizione umanitaria e controllo delle frontiere.
Fonte: SECO Press Release

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