
Il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, incontrerà oggi, 22 settembre 2026, il suo omologo marocchino, Nasser Bourita, a margine dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Secondo fonti della stampa spagnola, il tema principale all’ordine del giorno sarà l’accordo su un calendario e un meccanismo pratico per il rimpatrio di alcune centinaia di cittadini marocchini ancora presenti nella città spagnola di Ceuta dopo le traversate di massa del 30-31 luglio. L’incidente di Ceuta – il più grande afflusso in un solo giorno dal 2021 – ha messo sotto enorme pressione le strutture di accoglienza locali e ha riacceso le tensioni politiche tra Madrid e Rabat.
Nonostante oltre 6.000 persone siano state rapidamente rimpatriate secondo l’accordo di riammissione del 1992, circa 780 individui sono stati ospitati in centri temporanei per quasi due mesi in attesa dell’esame delle loro pratiche. Le associazioni per i diritti umani hanno criticato le condizioni di vita e la mancanza di chiarezza legale, mentre il governo regionale avverte che le capacità sono “al limite della sopportazione”.
I diplomatici riferiscono che Madrid desidera che il Marocco organizzi rimpatri scaglionati con voli charter a partire dai primi di ottobre, accompagnati da pattugliamenti congiunti rafforzati lungo la costa settentrionale per scoraggiare nuovi tentativi, previsti in vista delle elezioni parlamentari marocchine del 23 settembre. Rabat, da parte sua, chiede ulteriori finanziamenti europei per la gestione delle frontiere e programmi di occupazione giovanile nella regione del Rif – condizioni che la Spagna sta cercando di far sostenere da Bruxelles.
Per datori di lavoro e responsabili della mobilità internazionale, i colloqui sono cruciali perché il sovraffollamento prolungato a Ceuta rallenta le procedure per i lavoratori transfrontalieri legittimi e interrompe i collegamenti via traghetto utilizzati dal personale che viaggia tra la Spagna continentale e il Marocco. Un accordo rapido allevierebbe la pressione su porti come Algeciras e migliorerebbe la prevedibilità della catena di approvvigionamento trans-stretto in vista del picco natalizio.
Se le trattative dovessero arenarsi, gli analisti avvertono di un possibile riaccendersi delle tensioni politiche che potrebbe portare a chiusure sporadiche delle frontiere o a controlli di polizia ad hoc, aumentando costi e incertezze per le aziende che movimentano personale o merci tra i due Paesi.
Nonostante oltre 6.000 persone siano state rapidamente rimpatriate secondo l’accordo di riammissione del 1992, circa 780 individui sono stati ospitati in centri temporanei per quasi due mesi in attesa dell’esame delle loro pratiche. Le associazioni per i diritti umani hanno criticato le condizioni di vita e la mancanza di chiarezza legale, mentre il governo regionale avverte che le capacità sono “al limite della sopportazione”.
I diplomatici riferiscono che Madrid desidera che il Marocco organizzi rimpatri scaglionati con voli charter a partire dai primi di ottobre, accompagnati da pattugliamenti congiunti rafforzati lungo la costa settentrionale per scoraggiare nuovi tentativi, previsti in vista delle elezioni parlamentari marocchine del 23 settembre. Rabat, da parte sua, chiede ulteriori finanziamenti europei per la gestione delle frontiere e programmi di occupazione giovanile nella regione del Rif – condizioni che la Spagna sta cercando di far sostenere da Bruxelles.
Per datori di lavoro e responsabili della mobilità internazionale, i colloqui sono cruciali perché il sovraffollamento prolungato a Ceuta rallenta le procedure per i lavoratori transfrontalieri legittimi e interrompe i collegamenti via traghetto utilizzati dal personale che viaggia tra la Spagna continentale e il Marocco. Un accordo rapido allevierebbe la pressione su porti come Algeciras e migliorerebbe la prevedibilità della catena di approvvigionamento trans-stretto in vista del picco natalizio.
Se le trattative dovessero arenarsi, gli analisti avvertono di un possibile riaccendersi delle tensioni politiche che potrebbe portare a chiusure sporadiche delle frontiere o a controlli di polizia ad hoc, aumentando costi e incertezze per le aziende che movimentano personale o merci tra i due Paesi.
Fonte: Cadena SER
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