
Il Governo delle Isole Canarie e l'Istituto Spagnolo di Analisi delle Migrazioni (IEM) hanno presentato oggi a Las Palmas un rapporto congiunto che prevede un aumento fino al 30% degli arrivi lungo la rotta migratoria atlantica durante questo inverno, qualora il conflitto nel Sahel continui a intensificarsi. Lo studio, pubblicato il 22 settembre 2026, analizza dati satellitari, monitoraggi delle rotte marittime e interviste a migranti intercettati al largo della Mauritania. I ricercatori evidenziano come l’instabilità politica in Mali, Burkina Faso e Niger abbia interrotto i tradizionali percorsi terrestri verso la Libia, rendendo il corridoio atlantico verso la Spagna un’opzione relativamente più attraente, nonostante i rischi noti.
Tra gennaio e metà settembre, 12.400 persone sono già sbarcate alle Canarie, con un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rapporto invita Madrid e Bruxelles a rafforzare le capacità di ricerca e soccorso, accelerare l’attuazione del Modello Operativo Congiunto finanziato dall’UE in Africa occidentale e ampliare i canali legali, come i permessi per lavoratori stagionali, per contrastare le reti di traffico. Si chiede inoltre un piano di emergenza speciale per l’aeroporto di Tenerife Sud, dove le sale d’emergenza sono state trasformate in rifugi temporanei durante il picco dello scorso inverno.
Le imprese turistiche, dipendenti dal flusso di visitatori, temono che le immagini di moli sovraffollati possano scoraggiare le prenotazioni per il turismo invernale, proprio mentre le isole puntano a recuperare i numeri pre-pandemia. D’altra parte, i datori di lavoro nei settori agricolo e dell’ospitalità vedono un’opportunità: la federazione regionale FEHT sostiene che l’ampliamento dei programmi di migrazione circolare potrebbe colmare le carenze di manodopera e offrire alternative più sicure ai migranti irregolari.
I professionisti della mobilità globale con attività nell’arcipelago dovrebbero monitorare attentamente gli sviluppi, poiché un aumento degli arrivi spesso comporta modifiche temporanee agli orari dei traghetti e controlli documentali più rigorosi negli aeroporti interni, con possibili ripercussioni sulle rotazioni del personale.
Tra gennaio e metà settembre, 12.400 persone sono già sbarcate alle Canarie, con un aumento del 17% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rapporto invita Madrid e Bruxelles a rafforzare le capacità di ricerca e soccorso, accelerare l’attuazione del Modello Operativo Congiunto finanziato dall’UE in Africa occidentale e ampliare i canali legali, come i permessi per lavoratori stagionali, per contrastare le reti di traffico. Si chiede inoltre un piano di emergenza speciale per l’aeroporto di Tenerife Sud, dove le sale d’emergenza sono state trasformate in rifugi temporanei durante il picco dello scorso inverno.
Le imprese turistiche, dipendenti dal flusso di visitatori, temono che le immagini di moli sovraffollati possano scoraggiare le prenotazioni per il turismo invernale, proprio mentre le isole puntano a recuperare i numeri pre-pandemia. D’altra parte, i datori di lavoro nei settori agricolo e dell’ospitalità vedono un’opportunità: la federazione regionale FEHT sostiene che l’ampliamento dei programmi di migrazione circolare potrebbe colmare le carenze di manodopera e offrire alternative più sicure ai migranti irregolari.
I professionisti della mobilità globale con attività nell’arcipelago dovrebbero monitorare attentamente gli sviluppi, poiché un aumento degli arrivi spesso comporta modifiche temporanee agli orari dei traghetti e controlli documentali più rigorosi negli aeroporti interni, con possibili ripercussioni sulle rotazioni del personale.
Fonte: Infobae / EFE bulletin
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