
A ventiquattro ore dall’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri di un disegno di legge che limita al 30% la quota di alunni stranieri in ogni classe e vieta il velo integrale come burqa e niqab, il provvedimento non è ancora arrivato al Presidente Sergio Mattarella per la firma. Il 26 settembre sindaci delle grandi città, sindacati e gruppi studenteschi hanno organizzato proteste, avvertendo che intere scuole in quartieri multiculturali potrebbero essere costrette a chiudere o riorganizzarsi. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha sottolineato che in alcuni quartieri oltre la metà degli studenti è di origine migrante: «Rischiamo di chiudere classi da un giorno all’altro a causa di un tetto aritmetico». Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha evidenziato che la norma ignora comunità migranti radicate da decenni, fondamentali per i settori tessile e agricolo locali. I sindacati della scuola SNALS e CISL hanno invece chiesto finanziamenti a lungo termine per mediatori linguistici e formazione degli insegnanti. Il governo sostiene che il decreto, soprannominato “DL Valditara” dal nome del ministro dell’Istruzione, migliorerà l’integrazione evitando ghetti linguistici, mentre le lezioni obbligatorie di italiano per i genitori migranti saranno finanziate con un fondo da 14 milioni di euro. Una volta arrivato al Quirinale, il presidente ha 30 giorni per firmare o restituire il testo con osservazioni; la conversione parlamentare deve avvenire entro 60 giorni. Per le aziende multinazionali, la proposta comporta due implicazioni immediate. Primo, le famiglie espatriate assegnate in Italia potrebbero vedere riassegnate le scuole dei figli con breve preavviso, soprattutto in Lombardia e Emilia-Romagna, dove in oltre 4.200 scuole la percentuale di studenti stranieri supera già il 30%. Secondo, il divieto di indossare veli integrali potrebbe riguardare i familiari degli assegnati che portano abiti religiosi, costringendo le risorse umane ad aggiornare i briefing sulla sensibilità culturale e le checklist di conformità legale. I consulenti internazionali per l’istruzione consigliano alle aziende di iniziare a mappare opzioni scolastiche alternative, inclusi istituti privati bilingue non soggetti al tetto statale, e di prevedere indennità di trasporto nei pacchetti di assegnazione qualora gli studenti fossero collocati in distretti più lontani. Raccomandano inoltre di monitorare il testo parlamentare finale, poiché regioni come la Toscana minacciano ricorsi legali che potrebbero posticipare l’applicazione oltre l’anno scolastico 2027-28.
Fonte: ANSA
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