
L’accordo tra il governo britannico e la Francia, in vigore da un anno, che prevedeva il rimpatrio di un migrante irregolare attraversato la Manica per ogni rifugiato accolto legalmente, è stato silenziosamente lasciato scadere, come rivelato dalla newsletter First Edition del Guardian il 14 ottobre. L’intesa, promossa dal Primo Ministro Andy Burnham e dal Presidente Emmanuel Macron nel 2025, ha portato a soli 1.500 rimpatri su circa 40.000 arrivi prima di scadere il 1° ottobre 2026. I funzionari del Ministero dell’Interno britannico hanno risposto promettendo di raddoppiare le pattuglie di polizia antisommossa sulla costa francese, una mossa che gli esperti di migrazione avvertono potrebbe spingere i trafficanti verso rotte più pericolose e imbarcazioni più grandi, i cosiddetti “mega-gommmoni”. Il briefing annuale sulle minacce dell’MI5, pubblicato ieri, ha inoltre segnalato che gli estremisti di destra, irritati dall’immigrazione, stanno pianificando attacchi sempre più frequenti contro hotel per richiedenti asilo e centri di accoglienza. Per le aziende globali, la fine del sistema di scambio indica una continua instabilità nella politica britannica sull’asilo. I team di trasferimento del personale devono prepararsi a cambiamenti improvvisi nella disponibilità di hotel vicino ai porti, possibili proteste intorno ai centri di accoglienza e un controllo più rigoroso sui fornitori di alloggi temporanei o trasporti. Le imprese che spostano dipendenti tra Regno Unito e Europa continentale potrebbero inoltre affrontare controlli più severi sulle coste francesi e ritardi di sicurezza imprevedibili. Gli analisti politici prevedono che i ministri accelereranno misure alternative di deterrenza, ampliando forse il programma di rimpatri in Ruanda o introducendo nuovi poteri di intercettazione marittima. Qualsiasi iniziativa che identifichi erroneamente minorenni o acceleri i rimpatri senza un giusto processo potrebbe essere soggetta a ricorsi giudiziari e causare danni reputazionali per le aziende coinvolte in programmi di integrazione lavorativa per rifugiati.
Fonte: The Guardian First Edition
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