
Meno di sei settimane prima che Victoria vada alle urne, l’immigrazione è diventata il fulcro della campagna elettorale a livello statale e, di riflesso, del dibattito nazionale sulla crescita demografica. Un approfondimento pubblicato nel weekend su The Guardian Australia mette in luce come i residenti di origine indiana – ora il gruppo migratorio più numeroso nel Paese – si sentano feriti dalla retorica sempre più dura dei principali partiti riguardo ai limiti sull’immigrazione. I leader comunitari intervistati affermano che l’attenzione a ridurre il flusso netto di migranti dall’estero (Net Overseas Migration, NOM) dagli attuali 292.000 a 100.000, come proposto dalla Coalizione, sta minando il loro senso di accoglienza.
Dietro la politica si nasconde una questione pratica legata alla mobilità per i datori di lavoro. I cittadini indiani rappresentano oltre un quarto delle concessioni nei programmi australiani per lavoratori qualificati, sia temporanei che permanenti. Un ulteriore inasprimento dei limiti all’immigrazione allungherebbe le liste d’attesa per professioni molto richieste come esperti ICT, ingegneri e infermieri, complicando la pianificazione del personale per le multinazionali con sedi in Australia.
I gruppi imprenditoriali stanno già facendo pressione sia sul Tesoro federale sia sul governo statale affinché i visti per competenze critiche siano esclusi da eventuali tagli drastici. Citano modelli del Tesoro che dimostrano come ogni 1.000 migranti qualificati contribuiscano con 92 milioni di dollari australiani al PIL in cinque anni, soprattutto grazie a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e a maggiori entrate fiscali.
Per il personale internazionale in mobilità, il clima politico è determinante: il rischio di limiti più severi potrebbe aumentare i costi per i trasferimenti intra-aziendali e per il ricongiungimento familiare, mentre l’incertezza sulle politiche future potrebbe scoraggiare i dipendenti dall’accettare incarichi in Australia. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare i programmi dei partiti in vista delle elezioni federali del 2028 e preparare piani di emergenza per eventuali limiti più stringenti o tempi di elaborazione più lunghi.
Dietro la politica si nasconde una questione pratica legata alla mobilità per i datori di lavoro. I cittadini indiani rappresentano oltre un quarto delle concessioni nei programmi australiani per lavoratori qualificati, sia temporanei che permanenti. Un ulteriore inasprimento dei limiti all’immigrazione allungherebbe le liste d’attesa per professioni molto richieste come esperti ICT, ingegneri e infermieri, complicando la pianificazione del personale per le multinazionali con sedi in Australia.
I gruppi imprenditoriali stanno già facendo pressione sia sul Tesoro federale sia sul governo statale affinché i visti per competenze critiche siano esclusi da eventuali tagli drastici. Citano modelli del Tesoro che dimostrano come ogni 1.000 migranti qualificati contribuiscano con 92 milioni di dollari australiani al PIL in cinque anni, soprattutto grazie a una maggiore partecipazione al mercato del lavoro e a maggiori entrate fiscali.
Per il personale internazionale in mobilità, il clima politico è determinante: il rischio di limiti più severi potrebbe aumentare i costi per i trasferimenti intra-aziendali e per il ricongiungimento familiare, mentre l’incertezza sulle politiche future potrebbe scoraggiare i dipendenti dall’accettare incarichi in Australia. I responsabili della mobilità dovrebbero monitorare i programmi dei partiti in vista delle elezioni federali del 2028 e preparare piani di emergenza per eventuali limiti più stringenti o tempi di elaborazione più lunghi.
Fonte: The Guardian Australia
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