
In un cambiamento radicale nel panorama dell’immigrazione nel Regno Unito, il Segretario di Stato per l’Interno Shabana Mahmood ha annunciato il 15 novembre quella che il governo definisce “la più grande riforma della politica sull’asilo dei tempi moderni”. Secondo il piano, chi ottiene lo status di rifugiato riceverà una protezione valida solo per 30 mesi, da rinnovare ogni due anni e mezzo. Per ottenere il permesso di soggiorno permanente, un rifugiato dovrà ora dimostrare 20 anni di residenza legale continuativa, quattro volte il requisito attuale di cinque anni.
Il Ministero dell’Interno spiega che le modifiche mirano a eliminare i “fattori di attrazione” che incentivano l’immigrazione irregolare, in particolare i migranti che attraversano la Manica su piccole imbarcazioni, allineando il Regno Unito al modello danese del 2021 basato su un rifugio temporaneo. Le autorità sottolineano che le “tutele fondamentali” come l’accesso al NHS e all’istruzione rimarranno garantite, mentre alloggi e sostegno finanziario diventeranno discrezionali e potranno essere revocati a chi è ritenuto in grado di lavorare o che viola le regole.
Per i datori di lavoro, l’impatto più immediato sarà un possibile inasprimento dei controlli sul diritto al lavoro e una maggiore attenzione ai documenti di status umanitario, ora soggetti a revisioni periodiche. Le aziende che impiegano regolarmente rifugiati, soprattutto nei settori dell’assistenza sociale, dell’ospitalità e della logistica, dovranno monitorare i cicli di rinnovo ogni 30 mesi e prepararsi a eventuali interruzioni improvvise dello status. La riforma potrebbe inoltre aumentare l’attenzione politica e mediatica sulle vie migratorie legate al lavoro qualificato (Skilled Worker, Scale-up, High Potential Individual), con possibili soglie salariali più restrittive nei negoziati di bilancio del 2026.
Organizzazioni per i diritti umani e oltre 100 associazioni benefiche britanniche hanno condannato il piano come discriminatorio e controproducente, avvertendo che un orizzonte di 20 anni per la stabilizzazione lascerà migliaia di persone in una situazione di incertezza prolungata e favorirà la povertà. I gruppi imprenditoriali hanno espresso preoccupazione che il linguaggio adottato possa ulteriormente ridurre l’attrattività del Regno Unito per i talenti internazionali, segnalando una linea dura sull’immigrazione in generale.
Il Parlamento dovrebbe discutere la legislazione abilitante all’inizio di dicembre, con l’entrata in vigore prevista per le nuove domande presentate dal 1° gennaio 2026. I rifugiati attuali non vedranno il loro status ridotto retroattivamente, ma passeranno al nuovo ciclo di revisione ogni 30 mesi al momento del prossimo rinnovo. Datori di lavoro, università e servizi di relocation sono invitati a verificare ora i processi di conformità e a informare i team HR sulle prossime modifiche documentali.
Il Ministero dell’Interno spiega che le modifiche mirano a eliminare i “fattori di attrazione” che incentivano l’immigrazione irregolare, in particolare i migranti che attraversano la Manica su piccole imbarcazioni, allineando il Regno Unito al modello danese del 2021 basato su un rifugio temporaneo. Le autorità sottolineano che le “tutele fondamentali” come l’accesso al NHS e all’istruzione rimarranno garantite, mentre alloggi e sostegno finanziario diventeranno discrezionali e potranno essere revocati a chi è ritenuto in grado di lavorare o che viola le regole.
Per i datori di lavoro, l’impatto più immediato sarà un possibile inasprimento dei controlli sul diritto al lavoro e una maggiore attenzione ai documenti di status umanitario, ora soggetti a revisioni periodiche. Le aziende che impiegano regolarmente rifugiati, soprattutto nei settori dell’assistenza sociale, dell’ospitalità e della logistica, dovranno monitorare i cicli di rinnovo ogni 30 mesi e prepararsi a eventuali interruzioni improvvise dello status. La riforma potrebbe inoltre aumentare l’attenzione politica e mediatica sulle vie migratorie legate al lavoro qualificato (Skilled Worker, Scale-up, High Potential Individual), con possibili soglie salariali più restrittive nei negoziati di bilancio del 2026.
Organizzazioni per i diritti umani e oltre 100 associazioni benefiche britanniche hanno condannato il piano come discriminatorio e controproducente, avvertendo che un orizzonte di 20 anni per la stabilizzazione lascerà migliaia di persone in una situazione di incertezza prolungata e favorirà la povertà. I gruppi imprenditoriali hanno espresso preoccupazione che il linguaggio adottato possa ulteriormente ridurre l’attrattività del Regno Unito per i talenti internazionali, segnalando una linea dura sull’immigrazione in generale.
Il Parlamento dovrebbe discutere la legislazione abilitante all’inizio di dicembre, con l’entrata in vigore prevista per le nuove domande presentate dal 1° gennaio 2026. I rifugiati attuali non vedranno il loro status ridotto retroattivamente, ma passeranno al nuovo ciclo di revisione ogni 30 mesi al momento del prossimo rinnovo. Datori di lavoro, università e servizi di relocation sono invitati a verificare ora i processi di conformità e a informare i team HR sulle prossime modifiche documentali.
Fonte: Reuters