
In un voto cantonale separato tenutosi il 30 novembre, gli elettori del Vaud hanno approvato con il 63,9% una modifica che concede a circa 25.000 vaudois residenti all’estero il diritto di eleggere e candidarsi al Consiglio degli Stati (la camera alta del parlamento federale). La riforma allinea il diritto di voto per il Senato a quello già riconosciuto per il Consiglio Nazionale, portando il Vaud in linea con altri 13 cantoni.
La decisione è significativa per la diaspora svizzera di circa 800.000 persone, molte delle quali mantengono legami professionali con il loro cantone d’origine pur svolgendo incarichi internazionali. Per poter votare, gli elettori dovranno rimanere iscritti a un comune del Vaud; i candidati eletti dovranno invece tornare a risiedere localmente.
Per le multinazionali, questa novità potrebbe aumentare il coinvolgimento dei dipendenti: il personale nato nel Vaud e distaccato all’estero — che sia in Nord America, Asia-Pacifico o nel Golfo — potrà ora influenzare direttamente la legislazione federale su temi come tassazione, accordi di sicurezza sociale e commercio. Le aziende con sede a Losanna e nella regione del Lago di Ginevra potrebbero inoltre vedere questa norma come un’opportunità per rafforzare le reti di ex dipendenti e i flussi di ritorno dei talenti.
Praticamente, la cancelleria cantonale introdurrà modalità di voto elettronico sicuro o per corrispondenza in vista delle elezioni federali del 2027, e i team HR dovranno ricordare ai dipendenti idonei di aggiornare le loro registrazioni consolari. Questa mossa potrebbe esercitare una lieve pressione sugli altri cantoni — in particolare il Vallese — affinché adottino misure simili, armonizzando gradualmente i diritti politici degli svizzeri all’estero in tutta la Confederazione.
Il diritto di voto per gli espatriati non si estende ai residenti stranieri e si contrappone quindi al rifiuto, avvenuto nello stesso giorno, di concedere il voto ai non cittadini, evidenziando l’evoluzione sfumata e cantonale del panorama politico svizzero.
La decisione è significativa per la diaspora svizzera di circa 800.000 persone, molte delle quali mantengono legami professionali con il loro cantone d’origine pur svolgendo incarichi internazionali. Per poter votare, gli elettori dovranno rimanere iscritti a un comune del Vaud; i candidati eletti dovranno invece tornare a risiedere localmente.
Per le multinazionali, questa novità potrebbe aumentare il coinvolgimento dei dipendenti: il personale nato nel Vaud e distaccato all’estero — che sia in Nord America, Asia-Pacifico o nel Golfo — potrà ora influenzare direttamente la legislazione federale su temi come tassazione, accordi di sicurezza sociale e commercio. Le aziende con sede a Losanna e nella regione del Lago di Ginevra potrebbero inoltre vedere questa norma come un’opportunità per rafforzare le reti di ex dipendenti e i flussi di ritorno dei talenti.
Praticamente, la cancelleria cantonale introdurrà modalità di voto elettronico sicuro o per corrispondenza in vista delle elezioni federali del 2027, e i team HR dovranno ricordare ai dipendenti idonei di aggiornare le loro registrazioni consolari. Questa mossa potrebbe esercitare una lieve pressione sugli altri cantoni — in particolare il Vallese — affinché adottino misure simili, armonizzando gradualmente i diritti politici degli svizzeri all’estero in tutta la Confederazione.
Il diritto di voto per gli espatriati non si estende ai residenti stranieri e si contrappone quindi al rifiuto, avvenuto nello stesso giorno, di concedere il voto ai non cittadini, evidenziando l’evoluzione sfumata e cantonale del panorama politico svizzero.
Fonte: SWI swissinfo.ch