
In una votazione notturna del 3 dicembre, i negoziatori dell’UE hanno approvato un nuovo regolamento che consentirà a Bruxelles di sospendere le concessioni tariffarie commerciali per i paesi in via di sviluppo che rifiutano di riprendere i propri cittadini espulsi dall’Europa. La misura, promossa da Francia, Germania e Austria, introduce la cooperazione migratoria come condizione per il Regime di Preferenze Generalizzate (GSP).
Secondo il testo, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027, la Commissione Europea dovrà prima avviare un dialogo di 12 mesi con il paese non collaborativo. Se non si registrano progressi, la Commissione potrà congelare alcune categorie di visti (tipicamente per funzionari ed élite). Solo dopo questi passaggi potranno essere revocati i benefici tariffari, previa un’ulteriore fase di controllo parlamentare. I critici definiscono questo processo a più fasi un “incubo burocratico”, mentre i sostenitori lo considerano la leva più forte mai adottata dall’UE per garantire i riammissioni.
Per la Francia la posta in gioco è alta. Parigi ha faticato a far rispettare gli ordini di espulsione verso gli stati del Nord Africa; i dati del ministero dell’Interno mostrano che nel 2024 meno del 15% delle decisioni di rimpatrio sono state eseguite. Collegare l’accesso al mercato alla cooperazione potrebbe riequilibrare la situazione, sostengono i funzionari francesi, senza penalizzare direttamente gli esportatori francesi con quote unilaterali sui visti.
Gli esperti di immigrazione aziendale avvertono che le imprese che dipendono da catene di fornitura con tariffe preferenziali — tessile, agroalimentare e componenti per l’automotive — dovrebbero iniziare a valutare i rischi. Se il paese di origine di un fornitore viene segnalato per scarsi risultati nelle riammissioni, i dazi potrebbero aumentare sensibilmente entro due anni, incidendo sui costi e complicando eventualmente la mobilità dei dipendenti se seguiranno restrizioni reciproche sui visti.
Sebbene la norma sia valida per tutta l’UE, la Francia è attesa come uno degli stati membri più attivi nel sollecitare la Commissione ad avviare le indagini. Il ministero dell’Interno ha confermato che raccoglierà prove sui casi di mancata cooperazione all’inizio del prossimo anno, in vista dell’entrata in vigore del regolamento nel 2027.
Secondo il testo, che entrerà in vigore il 1° gennaio 2027, la Commissione Europea dovrà prima avviare un dialogo di 12 mesi con il paese non collaborativo. Se non si registrano progressi, la Commissione potrà congelare alcune categorie di visti (tipicamente per funzionari ed élite). Solo dopo questi passaggi potranno essere revocati i benefici tariffari, previa un’ulteriore fase di controllo parlamentare. I critici definiscono questo processo a più fasi un “incubo burocratico”, mentre i sostenitori lo considerano la leva più forte mai adottata dall’UE per garantire i riammissioni.
Per la Francia la posta in gioco è alta. Parigi ha faticato a far rispettare gli ordini di espulsione verso gli stati del Nord Africa; i dati del ministero dell’Interno mostrano che nel 2024 meno del 15% delle decisioni di rimpatrio sono state eseguite. Collegare l’accesso al mercato alla cooperazione potrebbe riequilibrare la situazione, sostengono i funzionari francesi, senza penalizzare direttamente gli esportatori francesi con quote unilaterali sui visti.
Gli esperti di immigrazione aziendale avvertono che le imprese che dipendono da catene di fornitura con tariffe preferenziali — tessile, agroalimentare e componenti per l’automotive — dovrebbero iniziare a valutare i rischi. Se il paese di origine di un fornitore viene segnalato per scarsi risultati nelle riammissioni, i dazi potrebbero aumentare sensibilmente entro due anni, incidendo sui costi e complicando eventualmente la mobilità dei dipendenti se seguiranno restrizioni reciproche sui visti.
Sebbene la norma sia valida per tutta l’UE, la Francia è attesa come uno degli stati membri più attivi nel sollecitare la Commissione ad avviare le indagini. Il ministero dell’Interno ha confermato che raccoglierà prove sui casi di mancata cooperazione all’inizio del prossimo anno, in vista dell’entrata in vigore del regolamento nel 2027.
Fonte: Le Monde (English edition)
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