
L'Ambasciata degli Stati Uniti a Nuova Delhi ha emesso il 13 dicembre 2025 un avviso particolarmente diretto, ricordando ai cittadini indiani che viaggiare negli USA con un visto B-1/B-2 con l’intento principale di partorire per ottenere la cittadinanza americana per il bambino è vietato e comporterà il rifiuto immediato del visto.
L’avvertimento, pubblicato sul sito web e sui canali social dell’ambasciata, ribadisce una norma consolidata nel Manuale degli Affari Esteri statunitense che autorizza i funzionari consolari a negare i visti se sospettano che il vero scopo del viaggio sia il “turismo per nascita”. Secondo le autorità, l’aumento recente delle richieste di appuntamenti da parte di donne in gravidanza avanzata ha reso necessaria questa precisazione.
Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità, il messaggio è chiaro: dipendenti o familiari accompagnatori visibilmente incinte devono essere pronti a dimostrare uno scopo genuino del viaggio — incontri con clienti, conferenze o turismo — e forti legami con l’India. L’avviso consiglia di portare lettere del datore di lavoro, itinerari di viaggio e certificati medici che attestino cure pianificate in India. I funzionari consolari valuteranno la credibilità, la capacità finanziaria e l’intenzione del richiedente di lasciare gli Stati Uniti al termine del soggiorno autorizzato.
Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che questa stretta si inserisce in un più ampio sforzo degli USA per contrastare l’abuso dei visti, dopo diversi casi di alto profilo contro aziende che offrivano pacchetti “cittadinanza tramite parto”. Anche le compagnie aeree che trasportano passeggeri con intenti sospetti potrebbero essere sottoposte a controlli più rigorosi nei punti di ispezione secondaria.
Le aziende indiane che inviano regolarmente dipendenti negli Stati Uniti con visti B-1/B-2 a breve termine sono invitate a rivedere le proprie politiche di viaggio. Documentare con cura le motivazioni del viaggio può evitare rifiuti dell’ultimo minuto, costosi e in grado di compromettere le tempistiche dei progetti, oltre a sollevare sospetti per future richieste.
L’avvertimento, pubblicato sul sito web e sui canali social dell’ambasciata, ribadisce una norma consolidata nel Manuale degli Affari Esteri statunitense che autorizza i funzionari consolari a negare i visti se sospettano che il vero scopo del viaggio sia il “turismo per nascita”. Secondo le autorità, l’aumento recente delle richieste di appuntamenti da parte di donne in gravidanza avanzata ha reso necessaria questa precisazione.
Per i viaggiatori d’affari e i responsabili della mobilità, il messaggio è chiaro: dipendenti o familiari accompagnatori visibilmente incinte devono essere pronti a dimostrare uno scopo genuino del viaggio — incontri con clienti, conferenze o turismo — e forti legami con l’India. L’avviso consiglia di portare lettere del datore di lavoro, itinerari di viaggio e certificati medici che attestino cure pianificate in India. I funzionari consolari valuteranno la credibilità, la capacità finanziaria e l’intenzione del richiedente di lasciare gli Stati Uniti al termine del soggiorno autorizzato.
Gli avvocati specializzati in immigrazione sottolineano che questa stretta si inserisce in un più ampio sforzo degli USA per contrastare l’abuso dei visti, dopo diversi casi di alto profilo contro aziende che offrivano pacchetti “cittadinanza tramite parto”. Anche le compagnie aeree che trasportano passeggeri con intenti sospetti potrebbero essere sottoposte a controlli più rigorosi nei punti di ispezione secondaria.
Le aziende indiane che inviano regolarmente dipendenti negli Stati Uniti con visti B-1/B-2 a breve termine sono invitate a rivedere le proprie politiche di viaggio. Documentare con cura le motivazioni del viaggio può evitare rifiuti dell’ultimo minuto, costosi e in grado di compromettere le tempistiche dei progetti, oltre a sollevare sospetti per future richieste.
Fonte: Times of India