
Alla riunione del 19 dicembre, il Consiglio federale ha adottato un mandato negoziale che permetterebbe alla Svizzera di aderire, su base volontaria, al nuovo meccanismo di solidarietà dell’Unione Europea in materia di migrazione e asilo. Questo meccanismo—parte del Patto UE su Migrazione e Asilo attualmente in fase di definizione a Bruxelles—obbliga gli Stati membri a sostenere i partner che affrontano pressioni migratorie acute, attraverso il ricollocamento di richiedenti asilo, il finanziamento o l’invio di esperti e attrezzature.
Poiché la Svizzera non è membro dell’UE, la partecipazione deve essere regolata da un accordo bilaterale su misura. Il mandato di Berna esclude esplicitamente qualsiasi obbligo automatico: ogni anno il governo svizzero, dopo aver consultato cantoni e comuni, deciderà se e come contribuire. I contributi potranno variare dal sostegno finanziario alla gestione delle pratiche d’asilo o all’invio di squadre per il controllo delle frontiere.
L’iniziativa riflette l’interesse strategico della Svizzera a mantenere operativo il sistema di Dublino, che consente il rimpatrio dei richiedenti asilo al primo paese UE di ingresso. Le autorità sostengono che una condivisione costruttiva degli oneri favorisca la buona volontà a Bruxelles e aiuti a preservare l’accesso svizzero ai dati di viaggio Schengen, fondamentali sia per la sicurezza sia per la mobilità d’affari.
Per le multinazionali, l’allineamento svizzero agli strumenti UE in materia di migrazione dovrebbe tradursi in procedure più prevedibili alle frontiere esterne e in un mantenimento stabile della partecipazione a Schengen. Tuttavia, le aziende che si avvalgono di distacchi intra-UE dovranno seguire con attenzione le trattative in corso, poiché la Svizzera potrebbe destinare a questo scopo risorse finora impiegate in progetti di integrazione interna.
Poiché la Svizzera non è membro dell’UE, la partecipazione deve essere regolata da un accordo bilaterale su misura. Il mandato di Berna esclude esplicitamente qualsiasi obbligo automatico: ogni anno il governo svizzero, dopo aver consultato cantoni e comuni, deciderà se e come contribuire. I contributi potranno variare dal sostegno finanziario alla gestione delle pratiche d’asilo o all’invio di squadre per il controllo delle frontiere.
L’iniziativa riflette l’interesse strategico della Svizzera a mantenere operativo il sistema di Dublino, che consente il rimpatrio dei richiedenti asilo al primo paese UE di ingresso. Le autorità sostengono che una condivisione costruttiva degli oneri favorisca la buona volontà a Bruxelles e aiuti a preservare l’accesso svizzero ai dati di viaggio Schengen, fondamentali sia per la sicurezza sia per la mobilità d’affari.
Per le multinazionali, l’allineamento svizzero agli strumenti UE in materia di migrazione dovrebbe tradursi in procedure più prevedibili alle frontiere esterne e in un mantenimento stabile della partecipazione a Schengen. Tuttavia, le aziende che si avvalgono di distacchi intra-UE dovranno seguire con attenzione le trattative in corso, poiché la Svizzera potrebbe destinare a questo scopo risorse finora impiegate in progetti di integrazione interna.
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