
L'Ufficio per la Protezione Internazionale (IPO) dell'Irlanda ha comunicato al Ministero della Giustizia che nel 2026 avrà bisogno di ulteriori 15 milioni di euro per far fronte a un previsto aumento di ricorsi giudiziari da parte di persone a cui sono state respinte le richieste di asilo e che hanno ricevuto ordini di espulsione.
L'allarme, emerso da corrispondenza pre-budget e rilanciato nei reportage del fine settimana, deriva dalla spinta del Governo ad accelerare l'elaborazione delle domande di protezione internazionale. Negli ultimi tre anni l'IPO ha più che raddoppiato il numero di decisioni di primo grado emesse. Secondo i funzionari, decisioni più rapide riducono i costi di accoglienza e assistenza sociale, facilitano l’allontanamento di chi non ha diritto al rifugio prima che si radichi e scoraggiano i richiedenti opportunisti attratti dai lunghi tempi di attesa.
Tuttavia, decisioni più rapide comportano anche un aumento assoluto delle risposte negative. L’IPO avverte i ministri che ogni diniego ha ora molte più probabilità di finire davanti al Tribunale d’Appello per la Protezione Internazionale (IPAT) e all’Alta Corte, dove i richiedenti possono chiedere un riesame giudiziario. Il direttore dell’IPO, Richard Dixon, ha messo in guardia che senza fondi legali aggiuntivi “la fiducia pubblica nell’integrità del sistema migratorio” potrebbe essere compromessa se le espulsioni si bloccassero per mancanza di risorse.
La previsione per i costi legali arriva mentre l’Irlanda si prepara a recepire nel 2026 il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo. Il patto impone scadenze rigorose per decisioni e rimpatri, costringendo gli Stati membri a investire in personale, tecnologia e capacità legale aggiuntive. I funzionari della Giustizia prevedono un aumento del 50% del budget per l’asilo nel prossimo anno, inclusi 7,5 milioni di euro destinati a programmi di ritorno volontario.
Per le aziende che dipendono da talenti extra-UE, la situazione è a doppio taglio. Da un lato, l’accelerazione delle procedure dovrebbe liberare risorse per smaltire le code per i permessi di lavoro. Dall’altro, un focus marcato sui rimpatri potrebbe irrigidire le posizioni politiche verso canali migratori più ampi per il lavoro. Le multinazionali sono invitate a monitorare attentamente la legislazione in arrivo e a prevedere tempi più lunghi nella pianificazione della mobilità, mentre il sistema si adatta alle nuove regole UE.
L'allarme, emerso da corrispondenza pre-budget e rilanciato nei reportage del fine settimana, deriva dalla spinta del Governo ad accelerare l'elaborazione delle domande di protezione internazionale. Negli ultimi tre anni l'IPO ha più che raddoppiato il numero di decisioni di primo grado emesse. Secondo i funzionari, decisioni più rapide riducono i costi di accoglienza e assistenza sociale, facilitano l’allontanamento di chi non ha diritto al rifugio prima che si radichi e scoraggiano i richiedenti opportunisti attratti dai lunghi tempi di attesa.
Tuttavia, decisioni più rapide comportano anche un aumento assoluto delle risposte negative. L’IPO avverte i ministri che ogni diniego ha ora molte più probabilità di finire davanti al Tribunale d’Appello per la Protezione Internazionale (IPAT) e all’Alta Corte, dove i richiedenti possono chiedere un riesame giudiziario. Il direttore dell’IPO, Richard Dixon, ha messo in guardia che senza fondi legali aggiuntivi “la fiducia pubblica nell’integrità del sistema migratorio” potrebbe essere compromessa se le espulsioni si bloccassero per mancanza di risorse.
La previsione per i costi legali arriva mentre l’Irlanda si prepara a recepire nel 2026 il nuovo Patto UE su Migrazione e Asilo. Il patto impone scadenze rigorose per decisioni e rimpatri, costringendo gli Stati membri a investire in personale, tecnologia e capacità legale aggiuntive. I funzionari della Giustizia prevedono un aumento del 50% del budget per l’asilo nel prossimo anno, inclusi 7,5 milioni di euro destinati a programmi di ritorno volontario.
Per le aziende che dipendono da talenti extra-UE, la situazione è a doppio taglio. Da un lato, l’accelerazione delle procedure dovrebbe liberare risorse per smaltire le code per i permessi di lavoro. Dall’altro, un focus marcato sui rimpatri potrebbe irrigidire le posizioni politiche verso canali migratori più ampi per il lavoro. Le multinazionali sono invitate a monitorare attentamente la legislazione in arrivo e a prevedere tempi più lunghi nella pianificazione della mobilità, mentre il sistema si adatta alle nuove regole UE.
Fonte: Laois Nationalist
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