
Parlando a Las Palmas il 23 gennaio, il Ministro per la Politica Territoriale Ángel Víctor Torres ha definito il trasferimento di 877 minori migranti non accompagnati da Ceuta, Melilla e dalle Isole Canarie verso le regioni della Spagna continentale come una “tappa storica”. Le operazioni sono state completate in poco più di quattro mesi grazie all’articolo 35.5, introdotto nella legge sugli stranieri lo scorso agosto, che ha accelerato le procedure.
Torres ha elogiato la coordinazione senza precedenti tra autorità centrali, regionali e locali, pur riconoscendo che l’attuazione resta disomogenea: a Ceuta è stato eseguito il 79% dei trasferimenti autorizzati, a Melilla il 72%, mentre nelle Canarie si è arrivati a malapena al 30%. Il ministro ha annunciato nuovi incontri di coordinamento a febbraio (Ceuta) e marzo (Melilla), invitando le Canarie a velocizzare le pratiche ancora in sospeso.
L’aggiornamento arriva in un contesto di ricorsi legali da parte di diverse regioni che rifiutano di accogliere la loro quota di minori, mentre la Corte Suprema sollecita le amministrazioni a mettere al primo posto l’interesse superiore del minore. Per i responsabili dei trasferimenti, questa vicenda dimostra quanto rapidamente la Spagna possa attivare spostamenti interni su larga scala quando c’è consenso politico – e quanto questa capacità sia vulnerabile a resistenze di natura partitica.
Dal punto di vista pratico, le aziende che trasferiscono personale nelle enclave spagnole devono aspettarsi controlli più rigorosi sulla protezione dei minori ai punti di ingresso e possibili ritardi nelle richieste di visti per ricongiungimento familiare, mentre le autorità centrali e regionali verificano le strutture. Il ministro ha avvertito che l’abrogazione della riforma del 2025, come sostenuto dai partiti di opposizione, riporterebbe i territori di frontiera in una situazione di crisi e potrebbe innescare restrizioni d’emergenza ai viaggi non essenziali.
Torres ha elogiato la coordinazione senza precedenti tra autorità centrali, regionali e locali, pur riconoscendo che l’attuazione resta disomogenea: a Ceuta è stato eseguito il 79% dei trasferimenti autorizzati, a Melilla il 72%, mentre nelle Canarie si è arrivati a malapena al 30%. Il ministro ha annunciato nuovi incontri di coordinamento a febbraio (Ceuta) e marzo (Melilla), invitando le Canarie a velocizzare le pratiche ancora in sospeso.
L’aggiornamento arriva in un contesto di ricorsi legali da parte di diverse regioni che rifiutano di accogliere la loro quota di minori, mentre la Corte Suprema sollecita le amministrazioni a mettere al primo posto l’interesse superiore del minore. Per i responsabili dei trasferimenti, questa vicenda dimostra quanto rapidamente la Spagna possa attivare spostamenti interni su larga scala quando c’è consenso politico – e quanto questa capacità sia vulnerabile a resistenze di natura partitica.
Dal punto di vista pratico, le aziende che trasferiscono personale nelle enclave spagnole devono aspettarsi controlli più rigorosi sulla protezione dei minori ai punti di ingresso e possibili ritardi nelle richieste di visti per ricongiungimento familiare, mentre le autorità centrali e regionali verificano le strutture. Il ministro ha avvertito che l’abrogazione della riforma del 2025, come sostenuto dai partiti di opposizione, riporterebbe i territori di frontiera in una situazione di crisi e potrebbe innescare restrizioni d’emergenza ai viaggi non essenziali.
Fonte: El Faro de Ceuta
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