
La camera bassa del Kazakistan, il Mazhilis, ha approvato il 27 febbraio con ampia maggioranza un Accordo bilaterale sul Rimpatrio e Transito di Persone con Soggiorno Irregolare, negoziato con l’Austria nel 2024. L’intesa stabilisce tempistiche precise e criteri probatori per l’identificazione e il rimpatrio di cittadini kazaki e austriaci, nonché di cittadini di paesi terzi e apolidi, che non soddisfano più le condizioni di soggiorno legale in nessuno dei due territori.
Secondo le nuove regole, le autorità migratorie avranno da tre a cinque giorni lavorativi per convalidare la nazionalità, seguiti da un trasferimento organizzato in punti di frontiera concordati o tramite aeroporti di transito designati. Il testo ricalca trattati simili già in vigore tra l’Austria e gli Stati membri dell’UE confinanti, ma si distingue per estendere la cooperazione strutturata fino al cuore dell’Asia centrale, una regione diventata un corridoio di transito sempre più importante per la migrazione irregolare verso l’Europa occidentale.
Il Ministero dell’Interno di Vienna ha accolto con favore la ratifica, sottolineando che velocizzerà i casi complessi di rimpatrio che in passato richiedevano voli charter ad hoc e note diplomatiche. I datori di lavoro austriaci che ospitano assegnati kazaki con carte Rosso-Bianco-Rosso difficilmente avvertiranno un impatto immediato, ma i consulenti legali raccomandano di garantire la conformità ai permessi di lavoro, poiché eventuali violazioni potrebbero ora innescare procedure di espulsione più rapide.
Ad Astana, le autorità hanno presentato l’accordo come una misura di tutela contro le reti di tratta di esseri umani che sfruttano la libera circolazione senza visto. Hanno inoltre evidenziato le disposizioni che garantiscono un trattamento umano, assistenza medica e il rispetto dei diritti fondamentali durante il transito. Entro sei mesi saranno avviati corsi congiunti per gli agenti di frontiera e piattaforme sicure per lo scambio di dati.
Le multinazionali con personale che si sposta tra Vienna e Almaty avranno maggiore chiarezza nella pianificazione delle emergenze: il patto prevede una finestra di notifica di 48 ore prima del trasferimento, permettendo alle aziende di organizzare accompagnamenti o assistenza legale se necessario. Gli osservatori ritengono che l’accordo possa fungere da modello per intese simili tra l’Austria e altri membri dell’Unione Economica Eurasiatica, rafforzando il quadro di conformità per i responsabili della mobilità globale.
Secondo le nuove regole, le autorità migratorie avranno da tre a cinque giorni lavorativi per convalidare la nazionalità, seguiti da un trasferimento organizzato in punti di frontiera concordati o tramite aeroporti di transito designati. Il testo ricalca trattati simili già in vigore tra l’Austria e gli Stati membri dell’UE confinanti, ma si distingue per estendere la cooperazione strutturata fino al cuore dell’Asia centrale, una regione diventata un corridoio di transito sempre più importante per la migrazione irregolare verso l’Europa occidentale.
Il Ministero dell’Interno di Vienna ha accolto con favore la ratifica, sottolineando che velocizzerà i casi complessi di rimpatrio che in passato richiedevano voli charter ad hoc e note diplomatiche. I datori di lavoro austriaci che ospitano assegnati kazaki con carte Rosso-Bianco-Rosso difficilmente avvertiranno un impatto immediato, ma i consulenti legali raccomandano di garantire la conformità ai permessi di lavoro, poiché eventuali violazioni potrebbero ora innescare procedure di espulsione più rapide.
Ad Astana, le autorità hanno presentato l’accordo come una misura di tutela contro le reti di tratta di esseri umani che sfruttano la libera circolazione senza visto. Hanno inoltre evidenziato le disposizioni che garantiscono un trattamento umano, assistenza medica e il rispetto dei diritti fondamentali durante il transito. Entro sei mesi saranno avviati corsi congiunti per gli agenti di frontiera e piattaforme sicure per lo scambio di dati.
Le multinazionali con personale che si sposta tra Vienna e Almaty avranno maggiore chiarezza nella pianificazione delle emergenze: il patto prevede una finestra di notifica di 48 ore prima del trasferimento, permettendo alle aziende di organizzare accompagnamenti o assistenza legale se necessario. Gli osservatori ritengono che l’accordo possa fungere da modello per intese simili tra l’Austria e altri membri dell’Unione Economica Eurasiatica, rafforzando il quadro di conformità per i responsabili della mobilità globale.
Fonte: The Astana Times
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