
Dopo una sospensione di quattro anni, causata prima dalla pandemia e poi da un acceso confronto al confine, Air China ha ripreso il 22 aprile i voli diretti tre volte a settimana tra Pechino e Nuova Delhi. Il servizio con A330 opera ogni martedì, venerdì e domenica, ristabilendo una rotta di punta che prima del 2020 era fondamentale per diplomatici, dirigenti tecnologici e acquirenti farmaceutici. La ripresa arriva in un contesto di generale distensione nei collegamenti di trasporto. IndiGo ha lanciato voli giornalieri Kolkata–Shanghai e ha riattivato i collegamenti con Guangzhou, mentre China Eastern ha inaugurato la scorsa settimana la tratta Kunming–Kolkata. Gli analisti sottolineano che la maggiore capacità di carico ridurrà i tempi di transito per merci di alto valore come componenti elettronici e principi attivi farmaceutici, che in precedenza facevano scalo a Singapore o Dubai. Per i team di mobilità aziendale, l’opzione diretta Delhi–Pechino taglia almeno tre ore rispetto ai percorsi con uno scalo, riduce il rischio di perdere coincidenze e semplifica i controlli di conformità ai visti negli aeroporti intermedi. I dati sul fattore di carico citati da Global Times mostrano che le compagnie indiane stanno già riempiendo tra il 68 e l’85% dei posti sulle rotte verso la Cina aperte da marzo, segno di una domanda solida nonostante la diffidenza strategica ancora presente tra i due Paesi. Sul piano diplomatico, la distensione nel settore aereo riflette timidi segnali economici: Nuova Delhi ha recentemente allentato le regole di controllo sugli investimenti cinesi, mentre Pechino ha inserito l’India nel canale rapido per i visti business. Gli osservatori sottolineano che scambi continui tra persone — ingegneri che risolvono problemi nelle fabbriche, acquirenti alla Fiera di Canton, studenti che tornano nei campus — sono fondamentali per ricostruire la fiducia commerciale tra i due vicini più popolosi al mondo. Le aziende con attività in entrambi i Paesi dovrebbero rivedere le politiche di viaggio, considerando l’opzione diretta più economica e veloce e monitorando eventuali ulteriori aumenti di capacità bilaterale. È inoltre importante ricordare ai viaggiatori che la Cina richiede ancora il codice QR per la dichiarazione sanitaria anticipata e un passaporto valido almeno sei mesi, anche per brevi visite di lavoro.
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