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Il Ministro dell'Interno Dobrindt spinge per centri di rimpatrio offshore entro fine anno

mag 24, 2026
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Il Ministro dell'Interno Dobrindt spinge per centri di rimpatrio offshore entro fine anno
Parlando con il gruppo mediatico Funke il 23 maggio, il Ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (CSU) ha annunciato l’intenzione di siglare entro il 2026 accordi per la creazione di “centri di rimpatrio” sostenuti dall’UE in paesi terzi. Queste strutture, ispirate a proposte di Danimarca e Regno Unito, ospiterebbero migranti le cui richieste di asilo sono respinte o giudicate inammissibili, anche se il loro paese d’origine rifiuta di riprenderli. Dobrindt ha confermato trattative con Danimarca, Paesi Bassi, Austria e Grecia, oltre a potenziali stati ospitanti fuori dall’Europa. Ha sostenuto che i centri dimostrerebbero che l’arrivo in Germania non garantisce automaticamente il diritto di soggiorno, impegnandosi ad aumentare i rimpatri, inclusi quelli verso Siria e Afghanistan per categorie specifiche come i criminali. Le dichiarazioni arrivano in un clima di acceso dibattito interno. Mozioni parlamentari di Verdi e Sinistra per abolire i respingimenti alle frontiere interne sono state respinte all’inizio del mese, mentre i tribunali hanno messo in discussione la legittimità dei controlli prolungati alle frontiere Schengen. Le ONG avvertono che il trattamento offshore potrebbe violare gli obblighi di non-refoulement, mentre le associazioni imprenditoriali temono che la carenza di talenti possa aggravarsi se il clima politico scoraggia i migranti qualificati. Per i team di mobilità globale, il messaggio chiave è la possibile instabilità nei programmi di rimpatrio e ritorno volontario. Le aziende che impiegano cittadini di paesi terzi con domande d’asilo respinte potrebbero affrontare cancellazioni improvvise delle autorizzazioni di lavoro. I consulenti raccomandano piani di emergenza, inclusa l’esplorazione di permessi di soggiorno per lavoratori qualificati quando possibile. A livello UE, la proposta si integra con il nuovo Patto su Asilo e Migrazione, in vigore da giugno 2026, che consente la gestione congiunta alle frontiere esterne. Resta incerto se la Germania riuscirà a trovare paesi partner disponibili e a rispettare gli standard sui diritti umani entro dicembre, ma l’iniziativa segnala un approccio più rigoroso che i responsabili della mobilità dovranno seguire con attenzione.
Fonte: DIE ZEIT

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