
Dati preliminari ottenuti da Welt am Sonntag e confermati da funzionari federali mostrano che quasi 310.000 cittadini stranieri sono diventati cittadini tedeschi nel 2025, un record storico e il 6% in più rispetto al record del 2024. L’aumento segue la riforma di metà 2024 che ha ridotto il requisito di residenza da otto a cinque anni e ha eliminato il divieto generale della doppia cittadinanza. I siriani restano il gruppo più numeroso (circa il 28% di tutte le approvazioni), seguiti da turchi e iracheni. I comuni si stanno già preparando a una nuova ondata nel 2027, quando molti ucraini arrivati dopo l’invasione russa del 2022 raggiungeranno la soglia dei cinque anni. Gli uffici locali per la naturalizzazione stanno ampliando i sistemi di prenotazione digitale e formando il personale su più ruoli per evitare ritardi. Per le aziende, i dati indicano una forza lavoro in graduale stabilizzazione. I professionisti appena naturalizzati non rientrano più nelle quote di assunzione legate ai permessi di soggiorno e possono accettare incarichi intra-UE senza visti aggiuntivi. I responsabili della mobilità dovrebbero aggiornare i sistemi HRIS, poiché il cambio di cittadinanza può influire sulla coordinazione della sicurezza sociale e sulle notifiche per i lavoratori distaccati. Il record riflette anche la più ampia strategia tedesca di attrazione dei talenti. Insieme alla nuova Opportunity Card per la ricerca di lavoro e alla riduzione della soglia salariale per la Blue Card, la riforma della cittadinanza rappresenta il terzo pilastro della strategia di Berlino per la migrazione qualificata. La consulenza Kienbaum stima che offrire un percorso chiaro verso la cittadinanza aumenti l’interesse per le offerte di lavoro tedesche nel settore STEM del 12-15%. I critici di destra sostengono che una naturalizzazione più rapida indebolisca gli incentivi all’integrazione; il governo risponde che le evidenze dimostrano come i cittadini naturalizzati si integrino più rapidamente, sia economicamente che civicamente. Con le previsioni demografiche che indicano una carenza di 7 milioni di lavoratori entro il 2035, le associazioni imprenditoriali hanno già sollecitato il Ministero dell’Interno a garantire che la capacità di elaborazione delle pratiche tenga il passo con la domanda.
Fonte: Deutsche Welle