
Il massimo organo giudiziario della Spagna ha rimosso l’ultimo grande ostacolo legale alla più importante riforma sull’immigrazione degli ultimi vent’anni. Con un’ordinanza emessa il 29 maggio 2026, la Sezione Amministrativa della Corte Suprema ha respinto i ricorsi della Comunità di Madrid e del partito di estrema destra Vox, che chiedevano di bloccare il programma straordinario di regolarizzazione promosso dal governo per circa 500.000 stranieri irregolari. I giudici hanno stabilito che il decreto risponde a un «evidente interesse pubblico e umanitario» che prevale sulle preoccupazioni dei ricorrenti riguardo a un possibile sovraccarico dei servizi pubblici. La decisione garantisce che il periodo per presentare le domande – aperto da metà aprile e valido fino al 30 giugno 2026 – proseguirà senza interruzioni. I richiedenti devono dimostrare di essere presenti in Spagna prima del 1° gennaio 2026 e di avervi risieduto per almeno cinque mesi consecutivi. Chi ottiene l’approvazione riceverà un permesso di soggiorno e lavoro valido per un anno, rinnovabile, che potrà contribuire al raggiungimento della residenza a lungo termine e, dopo dieci anni, alla cittadinanza spagnola. Per le imprese, in particolare nei settori dell’agricoltura, dell’ospitalità e dei servizi di assistenza, che dipendono fortemente dal lavoro irregolare, la sentenza elimina l’incertezza a breve termine nella pianificazione della forza lavoro. I datori di lavoro possono ora procedere con l’assunzione di lavoratori che regolarizzano la loro posizione, certi che i permessi rilasciati non saranno annullati a metà stagione. Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano alle aziende di verificare le proprie catene di subappalto, poiché gli ispettori del lavoro intensificheranno i controlli per garantire che i migranti appena regolarizzati siano assunti con contratti formali. Sul piano politico, il verdetto rappresenta un duro colpo per la presidente regionale Isabel Díaz Ayuso, che aveva sostenuto che i servizi sociali di Madrid sarebbero stati «sommersi» dall’arrivo di nuovi residenti. La Corte ha risposto che sospendere il decreto avrebbe causato più danni, costringendo le famiglie a tornare nell’irregolarità e negando loro l’accesso a lavoro legale, sicurezza sociale e assistenza sanitaria. Le associazioni per i diritti umani hanno accolto la sentenza come un passo storico per «trasformare mezzo milione di vicini invisibili in membri a pieno titolo della società».
Fonte: HuffPost España
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