
Una riforma epocale del sistema migratorio europeo è entrata in vigore oggi e la Svizzera—pur non essendo membro dell’UE—applicherà gran parte delle nuove norme in quanto Stato associato a Schengen. Il Patto su Migrazione e Asilo uniforma i controlli alle frontiere, accelera le decisioni sulle domande d’asilo e introduce un meccanismo obbligatorio di solidarietà tra i Paesi partecipanti. Le autorità svizzere registreranno ora impronte digitali, immagini facciali e dati biografici di base di tutti gli arrivi irregolari dai sei anni in su, inserendoli nel database Eurodac aggiornato entro sette giorni. L’obiettivo è limitare i cosiddetti movimenti secondari, ovvero i casi in cui i richiedenti asilo presentano domanda in uno Stato per poi spostarsi in un altro, spesso la Svizzera, prima che venga presa una decisione. Le imprese che dipendono da talenti provenienti da fuori Europa con breve preavviso devono sapere che il Patto mantiene i canali legali di migrazione, ma inasprisce le procedure di rimpatrio per chi viene respinto. I datori di lavoro che sponsorizzano personale non UE devono quindi monitorare attentamente i tempi delle pratiche: una volta definitiva la decisione negativa, i rimpatri si accelereranno e il soggiorno irregolare potrà comportare divieti di rientro più lunghi nell’area Schengen. Sul piano politico, Berna sottolinea che l’allineamento al Patto garantisce la sincronizzazione delle frontiere esterne svizzere con quelle dei Paesi vicini, condizione essenziale per un commercio di merci senza intoppi e per il pendolarismo transfrontaliero. Gli uffici federali per la migrazione hanno ora nove mesi per emanare ordinanze dettagliate, ma le forze di polizia di prima linea e gli uffici migratori cantonali hanno iniziato a utilizzare le nuove liste di controllo per i controlli già da oggi alle 00:01.
Fonte: SWI swissinfo.ch