
Una profonda riforma dell’architettura europea per l’asilo è entrata in vigore il 12 giugno 2026 e la Svizzera – in quanto Stato associato a Schengen e Dublino – ha adottato molti dei suoi elementi chiave lo stesso giorno. Il Patto introduce controlli biometrici obbligatori alle frontiere esterne, un sistema semplificato di Entrata/Uscita, standard armonizzati per l’accoglienza e – fondamentale per la mobilità aziendale – regole più chiare su quale Stato è responsabile dell’esame delle richieste di asilo. Per adeguarsi, il Consiglio federale ha attivato l’Ordinanza sull’interoperabilità tra i sistemi informativi Schengen/Dublino (IOSDV) e modificato l’Ordinanza sugli stranieri e l’integrazione.
Per i valichi di frontiera e gli aeroporti svizzeri, il cambiamento immediato è di natura tecnica: banche dati come Eurodac, il Sistema Informativo Visti (VIS) e il nuovo Sistema di Screening devono ora “dialogare” in tempo reale. Le guardie di frontiera rileveranno impronte digitali e immagini facciali dei cittadini di paesi terzi privi di permesso di soggiorno Schengen. La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) prevede un aumento dei tempi di elaborazione per viaggiatore fino a 30 secondi; l’aeroporto di Zurigo ha potenziato il numero di e-gate e personale per il picco estivo. I responsabili della mobilità dovrebbero informare i viaggiatori che la prima registrazione potrebbe causare ritardi e che le regole sulla validità del passaporto (minimo tre mesi oltre la data di partenza) saranno rigorosamente applicate. I vettori rimangono responsabili del controllo documentale pre-partenza e rischiano multe fino a 4.000 CHF per passeggeri con documenti irregolari.
A medio termine, il Patto potrebbe ridurre i cosiddetti “movimenti secondari” all’interno di Schengen, offrendo ai datori di lavoro maggiore certezza su dove verrà gestita la richiesta di asilo o protezione di un dipendente. Tuttavia, i responsabili della protezione dei dati dovranno rivedere i processi interni: i dati personali raccolti durante lo screening potranno ora essere conservati per cinque anni e condivisi tra le forze dell’ordine UE/Schengen nel rispetto di specifiche garanzie.
Per i valichi di frontiera e gli aeroporti svizzeri, il cambiamento immediato è di natura tecnica: banche dati come Eurodac, il Sistema Informativo Visti (VIS) e il nuovo Sistema di Screening devono ora “dialogare” in tempo reale. Le guardie di frontiera rileveranno impronte digitali e immagini facciali dei cittadini di paesi terzi privi di permesso di soggiorno Schengen. La Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) prevede un aumento dei tempi di elaborazione per viaggiatore fino a 30 secondi; l’aeroporto di Zurigo ha potenziato il numero di e-gate e personale per il picco estivo. I responsabili della mobilità dovrebbero informare i viaggiatori che la prima registrazione potrebbe causare ritardi e che le regole sulla validità del passaporto (minimo tre mesi oltre la data di partenza) saranno rigorosamente applicate. I vettori rimangono responsabili del controllo documentale pre-partenza e rischiano multe fino a 4.000 CHF per passeggeri con documenti irregolari.
A medio termine, il Patto potrebbe ridurre i cosiddetti “movimenti secondari” all’interno di Schengen, offrendo ai datori di lavoro maggiore certezza su dove verrà gestita la richiesta di asilo o protezione di un dipendente. Tuttavia, i responsabili della protezione dei dati dovranno rivedere i processi interni: i dati personali raccolti durante lo screening potranno ora essere conservati per cinque anni e condivisi tra le forze dell’ordine UE/Schengen nel rispetto di specifiche garanzie.