
I sostenitori dei rifugiati si preparano a un drastico taglio del Programma Umanitario annuale dell’Australia, dopo che il viceministro dell’Immigrazione Julian Hill avrebbe dichiarato in un tavolo ministeriale che il numero di ingressi potrebbe scendere da 20.000 posti permanenti nel 2026-27 a soli 13.750 l’anno successivo. La discussione, rivelata da SBS News il 14 giugno, arriva mentre l’Opposizione intensifica le richieste di rivedere i criteri per palestinesi e altri gruppi “ad alto rischio” e di imporre controlli di sicurezza più severi sui futuri arrivi. Il possibile taglio del 25% annullerebbe l’impegno del Labor del 2023 di aumentare gli ingressi a 27.000 e comprimerebbe ulteriormente le possibilità per i richiedenti asilo già in Australia, che competono con rifugiati segnalati dall’ONU e casi sponsorizzati dalla comunità per un numero limitato di visti. L’ex vice segretario all’immigrazione Abul Rizvi avverte che la decisione è motivata da pressioni fiscali e dalla necessità di smaltire l’arretrato dei visti per partner senza aumentare il numero complessivo di migranti. Per migliaia di richiedenti asilo con visti temporanei o di transizione, ciò potrebbe significare anni di incertezza, con ritardi nell’accesso alla cittadinanza, al ricongiungimento familiare e a diritti lavorativi stabili. I gruppi imprenditoriali osservano con attenzione: molte grandi aziende utilizzano i visti umanitari per raggiungere obiettivi di diversità e per colmare carenze di manodopera nelle aree regionali, soprattutto in sanità, assistenza agli anziani e agricoltura. Meno concessioni significano un flusso più ristretto di nuovi lavoratori pronti e potrebbero spingere le imprese a fare maggiore affidamento sul sistema di migrazione qualificata, dove i tempi di elaborazione e le soglie salariali sono in aumento. Il leader dell’Opposizione Angus Taylor ha già adottato una linea più dura, definendo l’accoglienza “ingenua”. Gli analisti prevedono che entrambi i principali partiti inaspriranno il discorso sulla sicurezza delle frontiere in vista delle elezioni del 2027, lasciando i rifugiati vulnerabili a ulteriori trattative politiche. Gli avvocati specializzati in immigrazione consigliano alle aziende che sponsorizzano rifugiati di presentare rapidamente le domande di residenza permanente e di prevedere possibili estensioni dei visti temporanei. Nel frattempo, i servizi di accoglienza temono tagli ai finanziamenti con la diminuzione dei numeri, compromettendo le reti di supporto fondamentali per l’inserimento lavorativo dei nuovi arrivati.
Fonte: SBS News
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